Titoli italiani ancora in calo, questo martedì, in scia all’annuncio di elezioni anticipate il 4 marzo e alle dichiarazioni del membro del board Bce Coeurè secondo le quali il QE dovrebbe terminare a settembre e non sarà ulteriormente rinnovato; tuttavia, a detta degli operatori, ciò che conta è l’orientamento di Draghi, che dovrebbe essere ancora dovish almeno nel breve periodo. Il rendimento del Btp a dieci anni si attesta al 2,098%, in rialzo dal 2,016% della chiusura di venerdì, dopo essersi spinto fino al 2,102%, massimo da ottobre. Il corrispondente benchmark tedesco rende lo 0,464%, in aumento dallo 0,427% dell’ultima seduta. Lo spread Btp/Bund sul tratto decennale viaggia in espansione a 163,72 punti base dai 158,68 di venerdì, dopo essersi portato intorno ai massimi di ottobre a 164,11 pb. Prosegue per la carta italiana il trend di debolezza iniziato intorno a metà dicembre, in un mercato illiquido focalizzato sulle elezioni del 4 marzo, evento che potrebbe generare una notevole volatilità. Nonostante l’intensa attività sul primario, con un gennaio ricco di emissioni di titoli di Stato, gli scambi dei mercati dovrebbero restare su livelli contenuti nelle prossime sedute: secondo gli analisti, considerando l’avvio del tapering, è probabile che gli investitori rimangano cauti, evitando di prendere posizione nei prossimi giorni. Sul fronte macro, il Pmi manifatturiero dell’Eurozona ha fatto registrare il nuovo record storico a 60,6 punti, allineandosi al consenso e in salita dai 60,1 di novembre. Per gli economisti, il tema centrale del 2018 sarà l’inflazione: la dinamica dei prezzi potrebbe cominciare a rispondere, in misura contenuta, al ritorno di un ciclo mondiale sincronizzato che non si vedeva dai tempi della crisi del 2007. (riproduzione riservata)