All’indomani delle dichiarazioni della Bce e di Mario Draghi, il rendimento del Bund decennale ha aggiornato il suo minimo storico al -0,261%; al momento esso continua a trattare al ribasso (-0,257%), così come il Btp decennale, che ha perso ben 13 pb e ora registra un +2,36%. Lo spread Btp/Bund chiude in contrazione a 262,1 punti base. Quindi, il mercato ha interpretato le mosse della Bce come un accomodante monetario meno significativo delle attese, nonostante l’estensione della guidance sui tassi e i dettagli del Tltro ancora favorevoli. Gli investitori, specie dopo aver sentito il numero uno della Fed Jerome Powell, si aspettavano un’apertura a ulteriori discese dei tassi, tutt’altra enfasi sui rischi di economia e di inflazione e una maggiore determinazione. Dal canto suo, il presidente della Bce Mario Draghi ha precisato che i rischi sono al ribasso, ma ha ammesso che le questioni commerciali hanno ripreso a costituire un freno per il ciclo; tuttavia, egli non è sembrato né particolarmente preoccupato né desideroso di avallare le aspettative degli investitori. L’atteggiamento è ben comprensibile: gli strumenti a disposizione della Bce per rendere ulteriormente espansiva la politica monetaria non sono così abbondanti e, quindi, il bazooka va preservato per situazioni davvero serie. Dal fronte macro arrivano dati negativi sulla produzione industriale e sulle stime di crescita della Germania; rimangono invariati, invece, i dati sulle vendite del commercio al dettaglio in Italia. Inoltre, negli Usa sono stati pubblicati i non-farm payroll, che hanno registrato un brusco calo a maggio. Sebbene i dati siano deludenti, essi alimentano le speculazioni e le aspettative del mercato sul taglio dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve.