Obbligazionario italiano in assestamento, questo mercoledì, dopo i cali che hanno caratterizzato le ultime sedute. Il tasso decennale italiano si attesta al 2,065%, in calo dal 2,095% della chiusura di ieri. Il Bund a dieci anni rende lo 0,444%, in ribasso dallo 0,467% del dato precedente. Lo spread Btp/Bund sul tratto decennale viaggia in contrazione a 161,98 punti base dai 163,72 di ieri, restando comunque vicino ai massimi da metà ottobre: a detta degli analisti, con l’avvicinarsi delle elezioni, il differenziale potrebbe peggiorare, per poi tornare a restringersi. La possibilità di una chiusura del QE a settembre ha pesato sui bond governativi europei, con rendimenti in rialzo nelle ultime giornate: il banchiere centrale austriaco e consigliere Bce Nowotny ha affermato che Francoforte porrà fine agli stimoli monetari se la ripresa economica dovesse confermarsi solida. La carta italiana, inoltre, risente anche dell’incertezza politica legata al voto del 4 marzo. Comunque, oggi si è vista una tendenza al recupero su tutti i titoli periferici. Nel frattempo, il Venezuela non ha pagato in tempo altri 35 mln di dollari di cedole su bond in scadenza nel 2018, portando il debito arretrato a 1,28 mld di dollari: aumentano i timori sul possibile default sugli oltre 9 mld di dollari di obbligazioni in scadenza quest’anno. Secondo S&P, c’è una probabilità del 50% che Caracas non riesca a pagare i propri creditori nemmeno nei prossimi tre mesi. Sul primario, l’Irlanda ha collocato 4 mld di euro del nuovo bond 15 maggio 2028, a fronte di una domanda di 14 mld, mentre la Grecia ha assegnato 1,625 mld di euro di titoli a sei mesi, con rendimenti in discesa a 1,65% dall’1,95% del collocamento del mese scorso e rapporto di copertura in calo a 1,77 da 2,03. (riproduzione riservata)