Titoli italiani rialzisti, questo lunedì, in una fase di mercato legata alla speculazione sulla ripresa dell’inflazione. Il rendimento del Btp decennale si attesta al 2,028%, in calo dal 2,049% dell’ultima chiusura. Il corrispondente benchmark tedesco rende lo 0,755%, in aumento dallo 0,745% del finale di seduta, vicino ai massimi pluriennali, spinto dalle aspettative che la Bce sia vicina alla conclusione del QE. Lo spread Btp/Bund viaggia in contrazione a 127,11 punti base dai 128,18 di venerdì: BofA vede il differenziale a 80 pb tra 12 mesi. In generale, i periferici continuano a sovraperformare la carta tedesca, ma i volumi restano limitati, evidenziando una possibile conclusione di questo trend. Il mood sull’inflazione è cambiato: con i dati di marzo, anche per fattori tecnici legati al greggio, in Europa e Usa si dovrebbe avere una nuova risalita dei prezzi. Il Tesoro ha collocato 6,5 mld di euro di Bot annuali, con rendimento a -0,401% (massimo da novembre), in salita dal minimo storico di -0,42% di gennaio, e rapporto di copertura a 1,49. Domani Roma emetterà 7,75 mld di euro di Btp 3, 7 e 30 anni: buon test per verificare l’appetito degli operatori per i bond italiani in vista del 4 marzo; per gli esperti, i titoli italiani prezzano una probabilità molto alta di un esito positivo del voto, come ad esempio la formazione di una grande coalizione. Analizzando l’andamento della yield curve italiana a partire da gennaio, il rialzo del tratto a breve pare essere legato a un sensibile aggiustamento delle previsioni sui tassi Bce; contemporaneamente, il segmento 10-30 anni si è appiattito molto, consentendo al Tesoro un’offerta corposa sull’extra lungo. Il decennale Usa rende il 2,8494%, con picco intraday a 2,8930%, massimo da gennaio 2014. (riproduzione riservata)