Giornata quieta sui mercati obbligazionari, con i titoli governativi più rilevanti che non subiscono grossi sussulti. Fra i decennali, il rendimento sui T-bond cresce di 1,4 pb al 2,39% in seguito alla notizia dell’aumento del Pil Usa superiore alle attese (2,1% contro 1,9%), mentre il tasso sui Bund cala di 1 pb allo 0,334%. Lo spread Btp/Bund tratta in allargamento a 180,2 punti (+1,1 pb), con il tasso sul decennale italiano invariato al 2,14% dopo che stamani l’asta di Btp a dieci anni ha raggiunto i target, ad un tasso medio del 2,25%. In questo contesto, il focus degli investitori si concentra sulla politica monetaria europea: ieri, fonti anonime interne alla Bce hanno dichiarato che l’indicazione data a marzo sulla diminuzione dei rischi è stata erroneamente interpretata come un segnale di cambiamento dell’atteggiamento attuale. Perciò, il Consiglio si asterrà dal modificare il messaggio nella prossima riunione, anche se alcuni analisti dubitano che la Bce possa effettivamente preoccuparsi sull’eccessiva restrittività delle condizioni, insinuando dubbi sull’attendibilità delle dichiarazioni riportate. Peraltro, nonstante Praet, capo economista della Bce, supportato da altri esponenti, abbia insistito parecchio sulla cautela relativa al rialzo dei tassi, oggi il governatore della DNB Knot ha indicato un certo ottimismo, tanto da rivelare che entro un anno la banca potrebbe rinunciare al Qe ed in contemporanea aumentare i tassi. Tuttavia, la conditio sine qua non per il cambiamento di politica è il mantenimento del target inflattivo al 2%, valore superato nei primi mesi del 2017 soprattutto grazie alle materie prime, ma a marzo il dato tedesco è sceso al +1,6%, al di sotto del consenso e dell’obiettivo, sostenendo le affermazioni di Praet e Draghi. (riproduzione riservata)