Dopo una mattinata di tranquillità, l’andamento odierno del mercato obbligazionario mondiale subisce un deciso cambiamento di rotta dopo la comunicazione di alcuni dati macroeconomici che rilevano la situazione attuale del mercato statunitense. Tutti gli indicatori più importanti pubblicati hanno raggiunto livelli migliori rispetto alle attese degli analisti: a gennaio, le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,4% con il consenso fermo allo 0,1%, mentre, osservando i soli beni essenziali, il rialzo è dello 0,8%, rispetto allo 0,4% delle aspettative. Quindi i dati hanno confermato la visione secondo cui l’economia Usa stia vivendo una fase di espansione vicina ai livelli ante 2008, avvalorando ancor di più il discorso pronunciato ieri dal presidente della Fed Janet Yellen, secondo la quale la situazione attuale degli Stati Uniti è così buona che non si potrà attendere ancora a lungo prima di alzare i tassi d’interesse, lasciando intendere che sia possibile un loro aumento già a marzo. L’effetto sui rendimenti delle obbligazioni governative americane è stato immediato, con i tassi sul T-bond decennale oltre quota 2,5% dal 2,47% di ieri, avvicinandosi ulteriormente alla soglia psicologica del 2,6%. Tale rialzo si è riflettuto sull‘Europa, dove, dopo una mattinata sulla parità, ora i tassi sui bund a 10 anni trattano allo 0,385% dallo 0,366% di ieri mentre sugli omologhi Btp aumentano al 2,253% dal 2,226% della chiusura, per cui lo spread fra i due titoli prosegue in leggero rialzo rispetto alla giornata precedente. Una chiosa sull’Italia: secondo Moody’s, il rischio di un’uscita dall’Ue è molto basso, nonostante l’aumento dei consensi ai partiti antieuropeisti, poiché, con l’Italicum, è improbabile che un singolo partito ottenga la maggioranza assoluta. (riproduzione riservata)