Lo spread Btp/Bund chiude invariato a 244,9 pb dopo le aste di medio-lungo termine condotte oggi dal Mef, che ha collocato 6 miliardi di titoli su tre linee, ammontare massimo previsto. Esse hanno registrato un forte calo dei rendimenti, con il tasso di finanziamento del decennale che è crollato di 50 pb (rispetto al 30 maggio), al 2,09%: la politica monetaria accomodante della Bce, con la prospettiva di un taglio dei tassi entro fine anno e la possibilità di una ripresa del Qe, è alla base del riprezzamento radicale dei titoli di Stato nelle ultime settimane. Al contempo, la domanda è stata tutto sommato discreta, tenendo conto che non c’erano rimborsi o cedole a supportarla; nel dettaglio, la richiesta complessiva di Btp e CCTeu è stata di quasi 9 miliardi di euro, con il tasso di copertura che è rimasto all’incirca invariato per il Btp 2029, mentre è sceso per le altre due emissioni. Con l’attuale contesto di tassi negativi (o comunque ai minimi storici), la domanda di titoli italiani dovrebbe rimanere solida: esclusa la Grecia, l’Italia è l’unico emittente sovrano dell’area euro a offrire un rendimento positivo sulle scadenze a 5 anni e un tasso superiore al 2% sui decennali. Dati meno confortanti sulla nostra economia arrivano dagli indici di fiducia di consumatori e imprese a giugno. Infatti, la fiducia dei consumatori cala da 111,6 a 109,6; dinamica negativa anche per l’indice composito del clima di fiducia delle imprese, che passa da 100,2 a 99,3. Dunque, la possibile escalation della guerra commerciale e – soprattutto – l’evoluzione del quadro politico/fiscale domestico sono tutti fattori che stanno avendo ripercussioni sul clima di fiducia delle imprese e degli italiani, portandoli a consumare sempre meno.