I mercati obbligazionari sono ancora contraddistinti da un certo grado di avversione al rischio: in Europa prevalgono gli acquisti, con i rendimenti dei bond decennali più rilevanti in calo fra uno e due punti base, lasciando invariati i diversi differenziali con i bund. Negli Stati Uniti, i tassi sui T-bond a 10 anni toccano in mattinata i minimi da novembre al 2,218% a causa delle parole di Donald Trump: il presidente Usa ha dichiarato che il dollaro è troppo forte, auspicando tassi d’interesse più bassi rispetto a quelli attuali e sostenendo indirettamente il recente cambiamento di tono della Federal Reserve. Il trend attuale durerà almeno fino alle elezioni francesi, in attesa di nuovi sviluppi del confronto fra Corea e Stati Uniti, alla cui risoluzione non sembrano essere servite le parole cinesi, che spingono i due paesi ad un accordo pacifico. Infine, a destabilizzare i mercati contribuisce anche il referendum di domenica sulla modifica della costituzione turca, volta a conferire maggior potere esecutivo al presidente Erdogan: la vittoria del sì potrebbe minacciare la stabilità del Medio Oriente con conseguenze anche sui paesi occidentali, tuttavia non appare più scontata come qualche tempo fa, grazie all’opposizione del partito curdo, degli anti Erdogan e di alcuni nazionalisti. Chiosa finale sull’Arabia Saudita: il paese ha lanciato la prima emissione in bond islamici aperta al mondo occidentale per un controvalore di 9 miliardi di dollari in modo da coprire in parte il forte deficit di bilancio dovuto al calo del prezzo del petrolio e ai successivi tagli alla produzione in accordo con l’Opec. I bond islamici (sukuk) sono strumenti i cui ricavi non sono dati dagli interessi, vietati dall’Islam, bensì dai profitti di attività sottostanti. (riproduzione riservata)