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Tommy Hilfiger: «Il mio impegno green»

«Educando le generazioni del futuro, possiamo aprire la strada a un’industria migliore e più inclusiva», spiega a MFF il designer. Che sta implementando 24 obiettivi eco per il 2030. «Il programma Make it possible è il nostro focus», aggiunge il ceo Martijn Hagman

di Giorgia Cantarini
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Lo stilista Tommy Hilfiger (ph David Higgs, courtesy Tommy Hilfiger)
Lo stilista Tommy Hilfiger (ph David Higgs, courtesy Tommy Hilfiger)

Make it possible. Uno statement che racchiude una strategia ambiziosa in termini di sostenibilità. Quella di realizzare, entro il 2030, 24 obiettivi, delineati attorno a quattro pilastri. La circolarità nella produzione, il mettere la vita al centro, ovvero operare con sensibilità per quanto riguarda i cambiamenti climatici, il consumo di suolo e acqua potabile e l’inquinamento chimico, l’inclusione e l’accessibilità e, infine, l’offrire opportunità per tutti, senza barriere. Questi sono gli elementi che delineeranno il futuro green di Tommy Hilfiger, frutto di un impegno dell’omonimo fondatore.

«Ho sempre avuto a cuore la sostenibilità», ha spiegato il designer a MFF. «Oggi le persone vogliono essere più sostenibili in tutto quello che fanno e non è diverso quando si tratta del tipo di vestiti che indossano. Mentre un marchio non può cambiare da solo, possiamo migliorare il modo in cui lavoriamo e realizziamo abiti per un futuro migliore».

Al centro della strategia del brand c’è la visione Waste nothing and welcome all. «La moda consiste nel creare uno spazio in cui tutti possano esprimersi», ha proseguito Tommy Hilfiger. «Continuiamo a guardare modi per condividere questo spirito, comprese iniziative come il nostro programma People's place program o il New legacy challenge di Harlem's fashion row. Educando le persone di ora e le generazioni del futuro, possiamo aprire la strada a un'industria migliore e più inclusiva». Un impegno supportato da un team ad hoc. MFF ne ha parlato con Martijn Hagman, ceo Tommy Hilfiger global & Pvh Europe e con Esther Verburg, evp of sustainable business and innovation Tommy Hilfiger global e Pvh Europe.

In che modo Make it possibile è diventata la strategia focus dell’azienda?

Martijn Hagman. Ci stiamo lavorando da diversi anni e domina tutto ciò che facciamo come organizzazione mentre lavoriamo per costruire un’industria della moda migliore. Gli obiettivi del programma sono stati costruiti dall’interno verso l’esterno, sono stati stabiliti dai nostri stessi collaboratori su una scala globale e oggi si riflettono nei nostri prodotti e processi. Mentre avanziamo, è importante non solo rimanere impegnati nel raggiungimento di questi obiettivi, ma anche basarci su di essi per capire le evoluzioni del settore.

Come si può comunicare meglio la sostenibilità?

M.H. I consumatori valutano i nostri prodotti e le nostre pratiche ed effettuano i loro acquisti basandosi su queste. Stiamo progressivamente migliorando la trasparenza con programmi come Higg index pilot, che offre ai consumatori informazioni sull’impatto ambientale dei nostri prodotti sul nostro sito.

Come l’inclusione è parte di questa strategia?

M.H. È il cuore del marchio. Una delle nostre priorità è continuare a trovare modi per supportare tutto il talento della industry ancora sotto rappresentato.

Cosa significa produzione etica?

M.H. La corporate responsibility è sempre stata centrale nel nostro business. Mentre continuiamo ad adattarci al panorama retail in evoluzione e ci posizioniamo per un successo di lungo termine, ci rendiamo conto che abbiamo una responsabilità, oltre che un’opportunità, nel giocare un ruolo chiave nello sviluppo sostenibile e nel supporto dei diritti umani.

Qual è la connessione tra sostenibilità e metaverso?

M.H. Guardiamo con attenzione a come il metaverso sta sviluppando questo aspetto e vediamo come funziona da catalizzatore per diverse iniziative, sfidando al contempo il nostro modo di lavorare. Il metaverso sta portando alla luce alcuni vizi della value chain globale e spingendo i player ad accelerare i miglioramenti. Questi cambiamenti contribuiranno positivamente alle nostre ambizioni di essere più sostenibili.

In che modo le collezioni sono sostenibili?

M.H. Uno dei nostri obiettivi principali è aumentare l’uso di materiali e processi sostenibili di ciascuna stagione. Prendiamo il denim, ad esempio: abbiamo ottenuto grandi progressi in termini di sostenibilità e innovazione, dall'utilizzo di cotone riciclato al 100% allo sfruttamento a basso impatto delle tecnologie. Attraverso le giuste partnership, i nostri team accedono a più tecnologie moderne, principi di design e materiali innovativi.

Come si può fare in modo che un prodotto sia sostenibile e desiderabile?

M.H. I nostri consumatori si aspettano entrambi e siamo impegnati nell’offrire questo. Continuiamo a fare scelte sostenibili nella catena di valore, dal sourching alla produzione. Non sono sempre scelte facili ma, restando focalizzati sul consumatore, prendiamo decisioni coraggiose per costruire un’industria migliore.

State sperimentando innovazioni tessili?

Esther Verburg. Puntiamo sull’innovazione lavorando a soluzioni alternative ai materiali tradizionali. Vega, ad esempio, è un tessuto ricavato dagli avanzi d’uva che simula la pelle, in più utilizziamo oli vegetali e fibre naturali. Abbiamo introdotto anche Desserto, un materiale alternativo realizzato da cactus e micelio, a base di funghi. L'innovazione è essenziale per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di sostenibilità che abbiamo in essere, il prossimo traguardo è un nuovo tipo di cotone riciclato.

Come combattete il greenwashing e qual è il vostro livello di trasparenza nei confronti dei tuoi clienti?

E.V. La trasparenza è un trampolino di lancio cruciale verso un’industria della moda più etica. Una componente chiave per evitare il greenwashing è garantire affermazioni accurate quando classifichiamo qualcosa come sostenibile. Stiamo lavorando per implementare nuovi strumenti, come Higg Index, progetto pilota in Europa. Questa primavera lanceremo messaggi di sostenibilità sulla composizione dei prodotti anche nei nostri negozi fisici, perché miriamo a responsabilizzare tutti i nostri consumatori.

Ci sono organizzazioni o progetti che supportate per combattere il cambiamento climatico?

E.V. Non possiamo raggiungere i nostri target da soli. Lavoriamo con molti partner di alto livello che hanno le tecnologie per supportarci nella creazione di prodotti e processi più sostenibili. Continuiamo a ottenere progressi attraverso We are still in, Re100, G7 Fashion pact, Ellen MacArthur foundation, Corporate sourching of renewables e Un fashion charter. (riproduzione riservata)

Mff - Numero 056 pag. 1 del 22/03/2022
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