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Il next step di 7 For all mankind

Dalla nomina del designer Nicola Brognano, che il 12 settembre sfilerà a New York con la sua seconda collezione, al restyling del retail fino alla campagna con Chloë Sevigny, svelata oggi «Vogliamo trasformare il brand da specialista del denim a label fashion», ha spiegato in esclusiva a MFF il global president Sacha Gomez de Zamora

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La campagna fall-winter 2026 di 7 for all mankind (courtesy 7 for all mankind)
La campagna fall-winter 2026 di 7 for all mankind (courtesy 7 for all mankind)

Un designer che viene dalla moda, una nuova brand ambassador e un restyling radicale del retail. 7 For all mankind si prepara al next step con un chiaro obiettivo. Diventare un marchio lifestyle e andare a conquistare quello spazio lasciato libero nel womenswear dall’aumento costante dei prezzi del lusso. A condurre questa strategia è oggi il global president Sacha Gomez de Zamora chiamato dalla controllante, la quotata Delta Galil, per riscrivere l’identità del marchio, nato come etichetta di denim e che dalla fall-winter 2026, a breve in arrivo negli store, ha un direttore creativo, l’italiano Nicola Brognano. Lo stilista, dopo il debutto in passerella lo scorso febbraio, presenterà la sua seconda prova per la label il 12 settembre alla New York fashion week. Mentre proprio oggi è stata svelata la nuova campagna che vede protagonista Chloë Sevigny, chiamata come brand ambassador a inizio anno. Immortalata da Marili Andre e con lo styling di Haley Wollens, le immagini ritraggono l’icona di stile tra le strade di New York per incarnare l’essenza del nuovo corso. Raccontato a MFF dallo stesso Gomez de Zamora.

Perché avete deciso di dare un boost fashion al brand? Qual è il suo potenziale?


Sono stato in azienda per 14 anni consecutivi fino alla fine di marzo 2023 quando ero vp global sales. Dopo sette mesi, Isaac Dabah, ceo e principale azionista di Delta Galil, mi ha chiesto di tornare nel ruolo di global president. Quando sono rientrato, il brand fatturava 209 milioni di dollari (circa 182 milioni di euro) con meno dell’1% di profitto. L’obiettivo è arrivare a 300 milioni con un margine del 15% ma non vedo limiti in questa progressione. Basta pensare che in Asia, ad esempio, realizziamo solo il 2-3% del fatturato. Espandendo l’offerta, la crescita può essere significativa.

In che direzione vi state muovendo?

Negli ultimi tre anni, anche grazie alla mia esperienza nel denim premium, abbiamo cercato di evolvere da specialisti di prodotto verso un’azienda lifestyle o fashion. Ma era semplicemente un upgrade di quello che avevamo già fatto in passato. A quel punto abbiamo deciso che dovevamo cambiare qualcosa. Così abbiamo coinvolto Nicola Brognano e abbiamo ufficializzato il suo ruolo come direttore creativo. La prima sfilata è stata incredibile, il prodotto arriverà nei negozi a settembre, non vediamo l’ora.

Che cosa ha trovato in Brognano che le ha fatto dire: è la persona giusta?

Sono una persona molto istintiva. In qualche modo abbiamo avuto subito un’intesa. Viene da un mondo diverso. È giovane. È molto stimolante mescolare la mia esperienza con il coraggio e la libertà della gioventù.

Avete già ricevuto feedback dai buyer?


La reazione è stata molto positiva, ha superato le nostre aspettative. Ma ovviamente serve tempo per definire i propri codici creativi, per capire cosa interessa ai consumatori. Sono abbastanza sicuro che sarà un successo. E, toccando ferro, l’anno scorso è stato l’anno record per 7 For all mankind.

Quali sono i numeri di bilancio?
 

Nel 2026 faremo circa il +6-7%, in linea con lo scorso anno e i profitti sono in costante aumento. Nel 2022 il profitto era all’1%, nel 2024 abbiamo fatto praticamente lo stesso fatturato, 208-209 milioni, ma con il 5% di profitto. L’anno scorso abbiamo chiuso a 221 milioni di dollari (192 milioni di euro) con quasi il 10% di utili. Siamo in una posizione sana, soprattutto considerando tutto quello che è successo negli ultimi tre anni.

Com’è bilanciata oggi la distribuzione tra wholesale e retail?


Attualmente il 53% del business è retail e il 47% wholesale. Abbiamo circa 100 negozi nel mondo. Di questi, una ottantina sono gestiti direttamente da noi e una ventina sono in franchising, distribuiti nelle varie aree geografiche.

Un ritratto di Sacha Gomez de Zamora (courtesy 7 for all mankind)
Un ritratto di Sacha Gomez de Zamora (courtesy 7 for all mankind)

Quali sono i progetti per gli store?

Dopo un anno e mezzo, a metà agosto, riapriremo il nostro store di Soho, a New York. Abbiamo collaborato con Perron-Roettinger per il concept. L’obiettivo è elevare l’intera esperienza del marchio, andando oltre il denim e la semplice vendita. Sarà la nostra prima vera casa, il luogo in cui sarà possibile comprendere concretamente quali sono le nostre aspirazioni e le nostre giuste ambizioni.


Sono in vista altre aperture?


A settembre apriremo il nostro primo flagship store in Asia, a Hong Kong, all’interno di Harbour city mall. A ottobre, invece, la superficie del nostro negozio di Regent street verrà più che raddoppiata. Ci trasferiremo in uno spazio di 250 metri quadrati su due livelli. Da settembre aggiorneremo anche tutte le immagini dell’e-commerce con i contenuti della sfilata di Nicola. Speriamo che entro la fine di settembre o l'inizio di ottobre sia finalmente visibile quello che sarà il nuovo ecosistema di 7 For all mankind.
 

E in Italia nello specifico?


Abbiamo negozi a Milano e Roma. In questo momento siamo in trattativa con il proprietario dell’immobile milanese. Se riusciremo a trovare un accordo, ristruttureremo il negozio di via Manzoni. Altrimenti cercheremo una nuova location. Probabilmente nella zona tra via Sant'Andrea e via Matteotti. O nella prima parte di via della Spiga.

Quanto è importante oggi il mercato italiano per il brand?

Credo che l’Italia sia fondamentale perché, dal punto di vista della distribuzione, resta il Paese più dinamico. Esistono ancora imprenditori del retail multimarca estremamente appassionati, disposti a investire in progetti emergenti. Circa metà degli ordini raccolti dopo la sfilata è arrivata dall’Italia, l’altra metà dagli Stati Uniti.

Come è cambiato il consumatore dal suo punto di vista?

Negli ultimi due anni è successo un fenomeno interessante. Il primo grande segmento a rallentare è stato quello delle sneakers, ora sta toccando al lusso, i due comparti che negli ultimi dieci anni sono stati i due grandi motori dell’interesse dei consumatori. Ed è proprio nello spazio lasciato libero dall’alto di gamma, a causa dell’aumento dei prezzi, che pensiamo che 7 For all mankind possa offrire qualcosa di diverso. Se guardiamo al segmento dell’accessible luxury o dell’advanced contemporary esiste un’enorme opportunità nel womenswear. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 25/08/2026 07:00
Ultimo aggiornamento: 25/08/2026 07:00
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