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Save the duck nel 2022 guarda ai 58 milioni

«Abbiamo posto le basi per il boom post-pandemia», ha spiegato a MFF Nicolas Bargi, ceo dell’azienda che ha chiuso il 2021 riportando un +30% sul 2019

di Giada Cardo
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«Nel 2022, Save the duck punta a un fatturato tra 56 e 58 milioni di euro». A svelare l’obiettivo, in esclusiva a MFF, è Nicolas Bargi, ceo dell’azienda specializzata nell’outerwear 100% animal-free, giunta quest’anno al traguardo dei dieci anni. «Li festeggeremo continuando la partnership con WildAid, associazione che tutela la fauna selvatica con cui abbiamo già collaborato per la s-s 2022. Per l’inverno, il badge con il papero sui puffer viene rivisitato, lasciando il posto alle sagome di cinque nuovi animali che Save the duck ha scelto di proteggere». Niente eventi celebrativi per il momento quindi, complice la situazione sanitaria ancora delicata, ma un’iniziativa che riflette e consolida l’eco-sensibilità che da sempre caratterizza il brand, tra i primi in Italia ad aver ricevuto la certificazione B-corp.

«L’heritage di un’azienda si costruisce in più di dieci anni, ma siamo soddisfatti di dove siamo ora e di come stiamo crescendo», ha aggiunto Bargi, soffermandosi sui pillar della sostenibilità ambientale e sociale che informano le proposte f-w 2022/23. Con cui proseguono le collaborazioni con il brand londinese Mackintosh e con il designer Edward Crutchley, iniziate con l’estivo. Nel primo caso, a guidare la co-lab sono i principi dell’eco-design, con capi dalle linee pulite e timeless, realizzati ottimizzando lo scarto dei tessuti, mentre nel secondo, la collezione presenta uno stile agender per una reale inclusività.

Nicolas Bargi, ceo di Save the duck
Nicolas Bargi, ceo di Save the duck

Con oltre il 50% del totale dei tessuti e delle imbottiture riciclati, Save the duck conferma inoltre il focus sulla ricerca di materiali ecosostenibili. Che siano innovativi come Puck, tessuto che ascolta il ritorno del vintage, performanti come Smeg, sofisticati come Grin o divertenti come Recy. «Da un sondaggio condotto, meno del 30% dei consumatori pensa sostenibile. Il che significa che solo una piccola percentuale preferisce acquistare un capo green rispetto a uno che non lo è», ha precisato l’ad. «Come sempre, il successo di una strategia si misura dalle vendite».

Bargi si è poi soffermato sui risultati finanziari dell’ultimo esercizio. «I 48 milioni raggiunti nel 2021, con ebtida al 17%, segnano un +37% sui dati del 2020 e +30% sul 2019», ha detto. Una crescita premiata dagli investimenti che non si sono mai fermati, nemmeno in tempo di Covid. «Durante i vari lockdown abbiamo rinnovato il sistema gestionale e marketing, ponendo le basi per affrontare il boom post-pandemia, che c’è stato». Premiata dai numeri, la view di Save the duck incontra quella dei più giovani, ai quali si rivolgono alcuni capi caratterizzati dalla scritta «change maker». «Far parte di una corrente di cambiamento è una scelta. E la gen Z ha le carte in regola per guidarla», ha concluso Bargi. (riproduzione riservata)

Mff - Numero 006 pag. 34 del 11/01/2022
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