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Vendite in Italia, a giugno high street a +2,1% nonostante il calo di abbigliamento e accessori (-4,7%)

Secondo i dati dell’osservatorio permanente di Confimprese-Jakala si conferma una frenata degli acquisiti in Italia. La flessione totale è del -2,6%. Permane un clima di incertezza e di cautela da parte dei consumatori. Ma nelle boutique di lusso il sentiment è positivo

di Alessandra Oristano
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La boutique Louis Vuitton a Milano in via Montenapoleone (ph official website)
La boutique Louis Vuitton a Milano in via Montenapoleone (ph official website)

Prosegue la frenata dei consumi nel retail in Italia. Il mese di giugno ha registrato un calo del 2,6% rispetto all’anno scorso secondo la rilevazione dell’Osservatorio permanente sui consumi Confimprese-Jakala. La flessione totale è del 2,6% e conferma un progressivo indebolimento della domanda e la frenata più marcata (-4,7%) si evidenzia nel settore abbigliamento-accessori. A pesare sono il permanere di un clima di incertezza e una maggiore cautela delle famiglie nelle scelte di spesa, soprattutto per gli acquisti discrezionali. Il primo semestre gennaio-giugno 2026 rispetto all’anno precedente si è chiuso in pareggio. Le high street sono le uniche in crescita a +2,1%. 

«Il rallentamento dei consumi», commenta Mario Resca, presidente Confimprese, «non è più un episodio isolato ma una tendenza che si sta consolidando. Le famiglie spendono con maggiore cautela e questo si riflette in modo evidente sul commercio. Il fatto che il primo semestre chiuda in pareggio è un dato positivo, ma non può nascondere il peggioramento registrato negli ultimi mesi. Se la fiducia delle famiglie continuerà a indebolirsi, il rischio è che la seconda parte dell’anno risulti più complessa per il commercio. È necessario», prosegue, «creare un contesto che favorisca la ripresa dei consumi. Le imprese stanno facendo la loro parte, ma da sole non possono invertire questa tendenza, perché senza domanda interna anche gli investimenti delle imprese rischiano di rallentare».

Paga anche il tradizionale effetto attesa dei saldi, che quest’anno si è sommato a una maggiore prudenza delle famiglie. Quando i consumatori rinviano gli acquisti significa che prevale l’incertezza e che la propensione alla spesa resta debole.

In territorio negativo a -4,2% anche la ristorazione. Gli altri settori retail (cura della persona, ottica, elettronica, telefonia, casa-arredo, prodotti per animali, servizi, entertainment) sono in recupero e chiudono a +2%. Il dato dimostra che la domanda non è scomparsa, ma si è spostata verso acquisti ritenuti prioritari. 

Anche nei canali di vendita si registrano flessioni di rilievo. A cominciare dai centri commerciali a -2,9% e dalla prossimità a -4,4%. Le regioni Sicilia e Marche sono le uniche in positivo a +0,9%. Nelle città di provincia Pesaro-Urbino +1,2%. Bolzano in profondo rosso a -9,2% e Crotone a -9,7%. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 27/07/2026 11:51
Ultimo aggiornamento: 27/07/2026 12:31
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