BusinessOvs pensa ancora allo shopping. Tamburi: un modello vincente che vogliamo replicare su Dexelance
In sette anni la cura di Tip, in tandem con il ceo Stefano Beraldo, ha permesso al titolo della catena di abbigliamento di più che triplicare. Con poco debito e 220 milioni di ebitda, può guardarsi attorno
In una fase non certo brillante per il mondo del private equity e ancora meno per il private debt, Giovanni Tamburi sta dedicandosi principalmente ai riassetti e rilanci industriali, a volte molto impegnativi, quanto serve per mettere alla prova le sue capacità e sensibilità per la vita delle aziende. Da questo punto di vista l’operazione di cui va forse più orgoglioso è quella avviata ormai sette anni fa su Ovs, catena di abbigliamento di fascia medio-bassa che il banchiere d’affari, attraverso i capitali di Tip, la sua holding, e la guida sapiente di un manager come Stefano Beraldo, ha rilanciato sul piano dell’immagine, a livello del brand e non ultimo della redditività, conquistando quote di mercato.
La corsa da 1,7 a 6 euro per azione
Ovs è entrata nel mirino di Tamburi Investment Partners verso la fine del 2018, quando ha cominciato a rastrellare azioni, arrivando al 3% del capitale. Qualche mese dopo, inizio 2019, giunge l’acquisizione del 22,5% dal fondo Bc Partners. Oggi Tip ha il 34%, quota raggiunta con molti ulteriori acquisti sul mercato, ed anche a seguito dell’annullamento di parte delle azioni proprie. L’investimento in Ovs, avvenuto a un prezzo medio di circa 1,7 euro per azione, si confronta con i 6 euro raggiunti in questi giorni, con una progressione che nel tempo ha portato l’azione a toccare sempre nuovi massimi. Del resto i conti giustificano la corsa: grazie a un rilancio che passa principalmente dalle strategie industriali, che hanno riguardato il rinnovo dei negozi (oggi circa 2mila, una capillarità che ha pochi paragoni in Italia, anche in altri settori), il miglioramento della qualità dei prodotti, l’inserimento di nuovi marchi, anche attraverso acquisizioni, che ha riguardato nomi come Piombo, Les Copains, Stefanel, Goldenpoint (catena specializzata in intimo e pigiameria, con circa 100 negozi) e con investimenti che nel periodo post acquisto della quota di rilievo da parte di Tip ha superato i 300 milioni.
Il sodalizio fra Tamburi e Beraldo
Alla base dell’impresa il fortissimo sodalizio tra Tamburi e Beraldo, avviato ai tempi in cui questi era alla guida di De’ Longhi e che ora vede il manager coinvolto anche nell’azionariato (con l’1,6%) e che procede senza bisogno di essere formalizzato in alcun tipo di patto (se non quello di natura tecnica che aveva preceduto la recente assemblea). «Quella in Ovs è indubbiamente stata una scommessa che stiamo vincendo, che ha creato moltissimo valore per tutti gli azionisti», osserva Tamburi, «sulla quale inizialmente avevamo raccolto parecchio scetticismo sia dai soci storici che dal mercato, perché era vista come al di fuori dei percorsi tradizionali di Tip, più orientata sul segmento del lusso (in portafoglio ha aziende come Moncler, Azimut Benetti, Roche Bobois, ndr), mentre il gruppo Ovs apparteneva più al tipico mass market. Essere riusciti ad alzare il livello qualitativo di prodotti e negozi, la percezione del cliente, il giro d’affari, la redditività e soprattutto la quota di mercato, è stata e continua ad essere una bellissima impresa».
Cogliere nuove opportunità
Margini di crescita se ne vedono ancora molti, per esempio nel segmento dei casalinghi, dove il gruppo può già contare sul marchio Croff ed aveva sondato l’ingresso in Kasanova, a cui alla fine ha rinunciato ritenendo l’operazione «troppo complicata», spiega Tamburi. «Ma con una situazione di Ovs con pochissimo debito, circa 100 milioni (al momento dell’acquisizione delle prime azioni era a 400), e un ebitda dello scorso anno a quota 220, orientato a migliorare se proseguirà il ritmo di crescita che abbiamo visto tra febbraio e maggio, Ovs è in condizione di poter cogliere ulteriori opportunità».
L’aumento da 50 milioni di Dexelance
Se quella della catena di abbigliamento è una avventura industriale che sta procedendo in modo molto soddisfacente, Tamburi ritiene di poter replicare lo stesso copione con un’altra scommessa avviata più di recente, quella del polo dell’arredamento e del design racchiuso in Dexelance, che invece post quotazione aveva visto il titolo dimezzarsi in borsa. «L’aumento di capitale che abbiamo appena concluso, di 50 milioni, a cui Tip ha partecipato con oltre 19 milioni, mantenendo la propria quota oltre il 30%, si è concluso con grande successo e, rispetto ai prezzi a cui è avvenuto, il rialzo del titolo è già molto significativo. Crediamo molto in questo progetto, anche in questo caso ci siamo affidati a un manager molto capace come Andrea Sasso, con cui abbiamo lavorato vari anni ne iGuzzini e speriamo proprio che si possa ripetere il grande successo, per tutti i soci, che ha avuto Ovs».
- Leggi anche: Dexelance conclude l’aumento di capitale in opzione. Sottoscritto il 100% delle nuove azioni
Aumenta la scommessa su Amplifon
In attesa di un appuntamento importante come la prossima ipo di Bending Spoons a Wall Street (nel gruppo specializzato nella creazione di app, Tip ha poco meno del 3%), Tamburi osserva l’evolversi di un mercato del merger&acquisition non molto dinamico, in quanto impegnato a smaltire gli eccessi accumulati negli anni passati. Ma non disdegna di affrontare nuovi impegni quando si presenta l’occasione. Come è avvenuto di recente con l’abb (accelerated bookbuilding) di Amplifon, dove Tip ha investito altri 30 milioni, sui 450 chiesti al mercato per finanziare l'acquisizione da 2,3 miliardi del gruppo danese Gn Hearing, aumentando la propria partecipazione da poco più del 3% al 3,8%. «L’operazione inizialmente non era stata capita dal mercato», osserva il banchiere d’affari, «ma siamo di fronte a un’integrazione industriale correttissima, che risponde in modo sia strategico che strutturale al lieve rallentamento del ritmo di crescita del mercato degli apparecchi acustici, in cui Amplifon era già il leader mondiale incontrastato a livello commerciale e ora lo diventa anche sul piano tecnologico, con grande utilizzo dell’intelligenza artificiale». (riproduzione riservata)
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