BusinessLuca Bettale: «La sostenibilità della moda come disegno collettivo»
Il partner fondatore di Ltp-Long term partners spiega a MFF come gli attori del fashion&luxury, soprattutto in Italia, debbano cooperare per ridurre gli impatti della produzione sull’ambiente. Una maggiore sensibilità è però già stata dimostrata dai casi verticalizzazione della supply chain messa in atto da grandi nomi tra cui Chanel
«Entro il 2025 il 70% dei consumatori del lusso saranno Millennials e Gen Z, il target che più di altri è sensibile alla sostenibilità ambientale e al riciclo dei prodotti moda. Intanto aumentano i casi di verticalizzazione a monte della produzione da parte dei big player di settore». A spiegarlo a MFF è Luca Bettale, partner fondatore di Ltp-Long term partners, ufficio italiano del network di consulenza strategica mondiale OC&C. Bettale ha più di 30 anni di esperienza nella consulenza direzionale e vanta un passato da McKinsey prima e da Bain successivamente. Il 2021, ha proseguito l’esperto, ha rappresentato un anno di transizione per buona parte della filiera del tessile e abbigliamento italiana. I primi segni di recupero si sono manifestati, con differenze importanti tra i diversi segmenti, già nel corso del primo semestre. Per l’ultimo trimestre dell’anno e per il 2022 le aspettative sono buone per la maggior parte degli operatori.

«Permangono notevoli incertezze legate al costo dell’energia e delle materie prime ma nel complesso lo scenario è positivo e di vera ripartenza», ha evidenziato. I cambiamenti che si sono realizzati o si stanno concretizzando a seguito dell’esplosione della pandemia sono tanti. «Di gran lunga il più rilevante è quello della sostenibilità del prodotto, perché sta condizionando il modo di operare di tutti gli attori di questa industria a valle e a monte, fino ai fornitori di materie prime», ha detto Bettale. Una recente ricerca condotta da OC&C a livello mondiale sui comportamenti all’acquisto dei consumatori del lusso conferma negli ultimi due anni una crescita di oltre 20 punti percentuali dell’attenzione agli aspetti chiave della sostenibilità. Come ha evidenziato l’esperto, «oggi il 70% dei consumatori dichiara di condizionare le proprie scelte a questi fattori».
I marchi, dai più piccoli ai più grandi, e i retailer da tempo hanno colto questa evoluzione dei criteri di acquisto e hanno dato nuovo impulso alle iniziative di sostenibilità (prevalentemente ambientale) sia interne sia verso i fornitori. Tali iniziative, condotte senza condividere un quadro normativo comune, hanno però generato non poca confusione. «Oggi abbondano le etichette di conformità ambientale e a monte i fornitori si trovano obbligati a rispettare normative diverse a seconda del brand servito». È invece necessario, soprattutto in Italia, che la sostenibilità sia un disegno collettivo. «L’Italia deve investire su un disegno chiaro che sia nazionale e non individuale. È una grande opportunità per il nostro Paese, essendo la culla della supply chain dell’alto di gamma», ha specificato Bettale. La verticalizzazione a monte della produzione che molti player stanno abbracciando è dettata dalla voglia di avere una filiera più etica e sostenibile. «In quest’ottica, Chanel è un modello di riferimento». Se le maison del fashion&luxury si mostreranno più attente e compiranno azioni concrete per tutelare l’ambiente, ha concluso Bettale, andranno a catturare dei consumatori che altrimenti sfuggirebbero. (riproduzione riservata)