BusinessLorenzoni mette a segno un +40% sul 2019 e punta sulla sostenibilità
Maglificio Liliana porta in scena a Pitti 101 per il suo brand degli eco-cashmere in fibre rigenerate, mentre prepara una nuova sede ecocompatibile di 10 mila mq a Montichiari. In tre anni investiti oltre 3 milioni per macchinari 4.0
Sostenibilità e innovazione tecnologica. Questi gli ambiti di investimento strategico di Maglificio Liliana nel breve-medio periodo. L’azienda bresciana, nata nel 1969 e basata a Montichiari, porta a Pitti 101 i brand Impulso, Montechiaro e Lorenzoni, dopo aver chiuso un esercizio più che roseo. «Il 2021 è stato l’anno migliore di sempre, grazie a un fatturato a +10% sul 2019; un andamento che stimiamo prosegua nel 2022 con un’ulteriore crescita del 20%. Diversi i fattori, dalla produzione controllata Made in Italy al rifornimento di maglieria ai clienti che hanno avuto difficoltà di reperibilità durante il Covid, fino al successo del retail», ha spiegato a MFF Andrea Lorenzoni, ceo di Maglificio Liliana e rappresentante della seconda generazione della famiglia. Tra i marchi, «quello che sta crescendo maggiormente è Lorenzoni, che vale il 20% del turnover, grazie a una collezione premium dai filati pregiati. Sui valori pre-pandemia ha fatto un +40%. E se negli ultimi tre anni abbiamo investito 3 milioni di euro in macchinari 4.0, proseguiremo in questa direzione per concentrarci su qualità di prodotti sempre più alte e sofisticate, soprattutto per Lorenzoni».
Focus anche sulla sostenibilità. «Per la collezione autunno-inverno 2022/23 abbiamo inserito degli eco-cashmere in fibre pure e rigenerate», ha detto l’ad. In primo piano maglioni, cardigan e sleeveless in alpaca spazzolata, declinati in fantasie jacquard tartan. «A Montichiari abbiamo acquistato un immobile di 10 mila mq che stiamo ristrutturando entro il 2023 per renderlo ecocompatibile». Ma lo sguardo è rivolto anche all’estero, che realizza il 60% del business, con l’ampliamento della rete di agenti tra Giappone e Corea dalla seconda metà del 2022, aree che rafforzeranno la presenza internazionale già forte di 500 doors negli States e in Canada. Senza dimenticare il digital, già performante nel b2b, mentre è in fase di sviluppo l’e-commerce b2c per l’Europa. (riproduzione riservata)