BusinessLa moda etica trionfa agli Oscar con Red carpet green dress
Samata Pattinson, ceo della campagna fondata da Suzy Amis Cameron, svela a MFF la sua ricetta per fare la differenza nel settore. «Vogliamo supportare le realtà emergenti dell'eco-design, contribuendo alla loro crescita sul mercato globale», ha detto
Autrice e giornalista originaria del Ghana, Samata Pattinson è nota per ricoprire il ruolo di ceo nella campagna di Suzy Amis Cameron, il Red carpet green dress, che rappresenta la moda etica sul tappeto rosso degli Oscar. A MFF ha raccontato in esclusiva che cosa significhi moda responsabile e quale sia la sua ricetta per fare la differenza nel settore.
Qual è la mission del Red carpet green dress?
Rcgd-Red carpet green dress è un'organizzazione globale per il cambiamento, guidata da donne, che lavora dal «moment to movement». Fondata nel 2011 da Suzy Amis Cameron (moglie del regista James Cameron, ndr), la missione è quella di portare la sostenibilità in prima linea nell’industria della moda, promuovendo pratiche compatibili con l'ecosistema. Vogliamo supportare le realtà emergenti dell'eco-design, contribuendo alla loro crescita sul mercato globale, sviluppare soluzioni creative accessibili, far parte dello sviluppo di un'industria socialmente più equa e rappresentativa e avere conversazioni più realistiche e oneste sulla sostenibilità.
Quali sono i brand che collaborano con voi? Siete voi a realizzare capi in qualità di produttori o si tratta di una consulenza?
Abbiamo lavorato con designer da 23 Paesi e abbiamo tante novità in arrivo. Dal 2011 è in corso la partnership con gli Annual academy awards, abbiamo collaborato con case di moda emergenti, marchi globali, come Vivienne Westwood, Armani, Elie Saab, Louis Vuitton, Swarovski, Christian Siriano, Dunhill, Reformation e Laura Basci, ma anche con imprese più piccole e artigiani. Abbiamo anche coinvolto gli studenti dell'Esmod Paris e del Savannah college of art and design. Vogliamo dare delle opportunità alle nuove generazioni, così che ci siano chance di crescita. Siamo state anche produttrici di collezioni, per esempio, nel primo anno di attività, Suzy ha lavorato con Deborah Scott, un'amica e già costumista di Titanic. Abbiamo lavorato con piccole aziende, procurando materiali, coloranti, progettando tutto insieme. Abbiamo aperto la strada a conversioni su coloranti bio, soluzioni a base vegetale e sistemi di progettazione circolare, ma abbiamo anche spinto verso interventi sul sociale, come il rispetto degli artigiani o la comunità Bipoc. Sono orgogliosa del modo in cui i nostri ambasciatori riflettono la nostra vision: affiancarci ai talenti della comunità Bipoc, alle comunità disabili.
Come funziona la vostra partnership con gli Oscar?
Siamo partner dell’Academy dal 2011 e ne siamo molto orgogliosi. Negli anni le nostre campagne hanno lanciato un messaggio per una produzione migliore e più sostenibile, mostrando com'è e che cosa significa il design sostenibile. Quando è iniziata la Rcgd, vi era una percezione sulla sostenibilità come una cosa poco stimolante. Abbiamo lavorato, e lavoriamo ancora, duramente, per combattere quell'idea. La sostenibilità non riguarda solo un prodotto che è bio, riciclato, biodegradabile o vegano, ma si tratta di prodotti, processi, eventi, persone e comunità positive. Lavoriamo per aiutare la comunità globale del design a comprendere tutti i modi in cui la sostenibilità può essere applicata, attraverso soluzioni accessibili. Di conseguenza raggiungiamo milioni di persone ogni anno in tutto il mondo attraverso la partnership con gli Oscar. Di recente abbiamo annunciato la nostra co-lab con il marchio Tencel luxe del gigante tessile Lenzing, per lanciare una gamma di tessuti esclusivi eco-couture, in grado di offrire una gamma completa di soluzioni in materiali naturali. L'incredibile piattaforma che la nostra campagna per gli Oscar offre ci aiuta a promuovere quelle label che lavorano in ottica responsabile, e siamo capaci di raggiungere un pubblico globale in una sola notte. Noi promuoviamo questo cambiamento da oltre un decennio, ma mai come oggi la sostenibilità è stata così rilevante. È il momento di promuovere una responsabilità collettiva, che significa che ognuno deve fare la propria parte.
Quali sono le celeb che avete vestito?
Abbiamo lavorato con celebrities come Emma Roberts, Naomie Harris, Sophie Turner, Laura Harrier, Léa Seydoux, Camila Alves, Marlee Matlin, Kaitlyn Dever, Lakeith Stanfield, Priyanka Bose, Danielle Macdonald e Zoey Tedesco. Ma sono entusiasta di collaborare anche con personalità meno conosciute, come la regista Elena Andreicheva, che è stata una delle nostre ambasciatrici nel 2020 e agli Oscar ha indossato un abito su misura di Laura Basci, totalmente biodegradabile e realizzato a mano con un tessuto della gamma tessile rigenerativa Rcgd realizzata con filato Tencel luxe, miscelato con il cashmere.
Come sarà la prossima edizione di Red carpet green dress?
Gran parte del lavoro che faremo continuerà ad avere un focus sulla sostenibilità. Stiamo pensando ad alcuni progetti di leadership, alla progettazione di nuovi eventi e all'espansione nella formazione. Mi sento estremamente motivata da questo lavoro che ci spinge verso un'industria socialmente più equa ed etica.
Qual è la sua visione sulla sostenibilità dopo il Cop26?
Per noi il Cop26 non ha cambiato davvero nulla. A prescindere dal summit, è da tempo che si parla dell'impatto della moda sul clima. Cerchiamo di dare voce alle persone più colpite dal cambiamento climatico, in modo da dare loro la possibilità di suggerire soluzioni e difendere se stessi, per liberarsi dallo sfruttamento. La Cop26 ha una visione unidirezionale del problema ambientale, mentre bisognerebbe dare più voce ai leader di Paesi ancora sottosviluppati, come quelli africani.
Quali potrebbero essere le azioni da mettere in atto per smuovere le acque?
Stiamo vivendo su un pianeta del quale sfruttiamo più risorse di quelle che effettivamente ha. Come persona che si guarda ai risultati, il ritmo con cui ci muoviamo in questo momento mi frustra davvero. Basta parlare del 2030! Pensiamo invece a che cosa fare da subito affinché già aprile sia un mese migliore! (riproduzione riservata)