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Innovazione tech e rivoluzione Ai nel fashion

All’assemblea di Confindustria moda, il comparto da 58,4 miliardi di ricavi nel 2025 (-2,4%) lancia una strategia di attacco fondata su cinque rotte e presenta un progetto strategico sviluppato con AI4I, Politecnico di Torino e Fondirigenti

di Andrea Guolo
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Un momento dell'assemblea generale Confindustria moda (courtesy Confindustria moda)
Un momento dell'assemblea generale Confindustria moda (courtesy Confindustria moda)

Una strategia di attacco fondata sull’innovazione e sull’inserimento di nuove competenze, con il supporto dell’intelligenza artificiale, per salvare una delle ultime filiere complete del fashion globale, quella italiana, che pur avendo perso il 2,4% del giro d’affari nel 2025, per un totale di 58,4 miliardi di ricavi sommando abbigliamento e settore tessile, conserva la propria leadership nell’alto di gamma. Questo è il messaggio lanciato nel corso dell’assemblea generale di Confindustria moda, l’associazione che raggruppa i settori del tessile e dell’abbigliamento e che rappresenta, per valore generato, la quota maggioritaria degli 87,4 miliardi generati nel corso dell’ultimo anno dall’intero comparto moda.

Un fatturato complessivo che sembra destinato a scendere ulteriormente al termine di un 2026 condizionato da troppi fattori negativi e da mercati che stentano a ripartire, a cominciare da quello cinese che, come ha ricordato nella sua relazione il presidente dell’associazione, Luca Sburlati: «Ha scelto di sostenere i propri marchi e contemporaneamente ha lanciato un attacco rapidissimo al nostro sistema industriale, individuando il vulnus nei piccoli pacchi. Dobbiamo essere compatti, perché se non risponderemo come una filiera unita, in cinque anni potremmo assistere a un mondo totalmente cambiato negli usi e nei costumi». Una delle ultime filiere verticali del Paese, la seconda per fatturato estero dopo la meccatronica, affila dunque le armi per riprendere quota dopo tre anni di crisi ed è consapevole che gli scenari attuali sono completamente diversi da quelli pre-Covid. Per questo il tessile-abbigliamento si è auto-imposto un modello di sviluppo fondato sugli investimenti in innovazione e capitale umano, sul rafforzamento della competitività europea e sulla costituzione del sistema moda del prossimo decennio. Sburlati ha elencato in assemblea le cinque rotte da seguire nei prossimi anni: si parte dalla tutela dell’ecosistema industriale e della filiera produttiva, proseguendo con gli investimenti in innovazione, digitalizzazione, intelligenza artificiale e sostenibilità competitiva. E poi la politica europea come garante della reciprocità delle regole, partendo dal contrasto alla concorrenza sleale dell’ultra fast fashion che da ieri si basa anche sulla tassa di 3 euro per ciascun pacco importato e del valore inferiore ai 150 euro.

Infine, c’è la rotta della ricostruzione del capitale umano attraverso formazione, attrattività e ricambio generazionale, e c’è il piano strategico delineato fino al 2035. Il tema dell’AI è centrale e in assemblea è stato annunciato l’avvio del progetto strategico dedicato e sviluppato in collaborazione con AI4I, Politecnico di Torino e Fondirigenti, che punta a costruire un modello condiviso di adozione dell’intelligenza artificiale per l’intera filiera tessile, moda e per il sempre più strategico comparto del tessile tecnico, attraverso lo sviluppo di casi applicativi concreti, la sperimentazione in aziende pilota e un programma di formazione manageriale e tecnica. Nella sua relazione, il presidente Sburlati ha ricordato i fattori che limitano la competitività italiana, come il carico dei costi energetici superiore dal 40 al 70% rispetto ai competitor. Ha sottolineato la mancata approvazione di una tassa italiana di 2 euro sui pacchi di importazione, che si sarebbe aggiunta a quella decisa dall’Europa. Ha ricordato, definendola inaccettabile, la mancata entrata in vigore dell’Epr tessile con conseguente obbligo di raccolta differenziata dei capi a fine vita, che sarebbe dovuto partire a marzo. «Porterebbe fatturato alle aziende, creazione di posti di lavoro e un innesto di materie prime di recupero. Intanto i nostri consorzi, già costituiti, sono fermi». Sulla formazione professionale, ha ricordato l’accordo recentemente siglato con l’ordine degli ingeneri aggiungendo: «Nel settore moda serviranno sempre più professionalità esterne, perché la tecnologia permea le nostre imprese». (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 01/07/2026 12:36
Ultimo aggiornamento: 01/07/2026 12:38
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