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I lanifici biellesi investono nella sostenibilità a 360 gradi

Dalla lana a km zero di Vitale Barberis Canonico a nuove modalità di utilizzo proposte da Reda, i progetti del next step green puntano su una logica di sistema e di economia circolare

di Matteo Minà (Firenze)
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Dalla fibra a km zero al riciclo dei vecchi tessuti, fino a nuove modalità dell’utilizzo della lana. Biella è da anni impegnata nella sostenibilità fashion, con le aziende del distretto che con regolarità presentano prodotti e processi basati sulle buone pratiche, confermando il fermento verso un next step green. Una delle più attive è Reda, da oltre un anno la prima realtà tessile italiana (tra le prime al mondo), a ottenere la certificazione B corporation. Tra i progetti, il lanificio fondato nel 1865 ha lanciato il tessuto da camicia Active in pura lana Merino certificata Zq, mulesing free e interamente tracciabile, per un prodotto altamente traspirante, lavabile in lavatrice e resistente alle pieghe. «Il prossimo step è capire cosa è veramente la sostenibilità. Tutti ci stiamo impegnando a esserlo ma non esiste ancora un valore ufficiale che attesta se stai facendo bene o meno», ha spiegato a MFF Ercole Botto Poala, ceo di Successori Reda

«Siamo partiti 20 anni fa con il green e abbiamo capito che dovevamo misurarci sul prodotto e sull'animal welfare, ma di fatto oggi giochiamo ancora una partita senza un arbitro riconosciuto da tutti, senza un ordine di paragone, soprattutto nella moda dove i consumatori si interrogano su come i brand realizzano i prodotti», ha aggiunto Poala. Che ha posto l'accento su due sfide: «Sta diventando oneroso adeguarsi ai singoli e diversi standard eco richiesti dai brand, per questo l'Italia con Confindustria moda e l'Europa devono fare sistema per far adeguare le produzioni alle stesse regole eque. C'è poi il tema dell'unicità delle proposte, tra i valori fondanti del fashion in passato, che con la sempre crescente richiesta di trasparenza non può più convivere».

Nella città piemontese sostenibilità è anche sinonimo di filiere laniere a km zero. Un progetto annunciato nelle scorse settimane da Vitale Barberis Canonico, lanificio tra i più antichi al mondo con oltre 350 anni di storia, che ha inserito nella prossima collezione invernale una linea di lana di razza biellese. La proposta deriva dai velli di pecore allevate con il metodo della pastorizia nomade, con le greggi che pascolano negli alpeggi ai piedi dei ghiacciai alpini, e per una lana vigorosa, rustica e dalla finezza ordinaria, usata per tessuti da cappotto. Una fibra per molto tempo destinata allo smaltimento, ora valorizzata dai pastori che lavorano al miglioramento della qualità.

Un'immagine dei lanifici biellesi
Un'immagine dei lanifici biellesi

Novità anche per il lanificio Drago, che recentemente ha tolto l'uso della carta per le spedizioni, tracciate unicamente via web, ha eliminato le schede prodotto cartacee attivando dei Qr code, e ha ottenuto le certificazioni Rws-Responsible wool standard e Grs-Global recycle standard. Nei primi mesi dell'anno appena iniziato, l'azienda lancerà un progetto di economia circolare, con obiettivo scarto zero, dedicato all’alto di gamma e che coinvolgerà i principali sarti del mondo. I clienti potranno consegnare alla sartoria i capi Drago arrivati a fine ciclo, che torneranno in fabbrica per avere nuova vita con processi mirati. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 03/01/2022 12:00
Ultimo aggiornamento: 03/01/2022 12:00
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