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Hugo Boss chiude il secondo trimestre con ricavi a -9%, confermata la guidance

La casa di moda tedesca archivia il periodo aprile-giugno con un fatturato in leggera flessione a 905 milioni di euro, ma il margine lordo aumenta oltre le attese al 64,9%. Le Americhe hanno mostrato una maggiore resilienza rispetto all’area Emea, in calo del 13%

di Giada Speri
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Corey Mylchreest nella campagna spring-summer 2026 di Boss (courtesy Hugo Boss)
Corey Mylchreest nella campagna spring-summer 2026 di Boss (courtesy Hugo Boss)

Hugo Boss archivia il secondo trimestre 2026 con ricavi in flessione del 9% a 905 milioni di euro, arretrando di un passo rispetto al miliardo raggiunto un anno fa. Nel primo semestre il fatturato è inoltre sceso dell’8%, raggiungendo 1,81 miliardi di euro. La contrazione delle vendite riflette il riallineamento strategico del portafoglio marchi e dei canali distributivi, oltre al rallentamento dei consumi e alle incertezze geopolitiche che hanno continuato a pesare sulla domanda.

In positivo il margine lordo salito di 200 punti base al 64,9%, grazie a una maggiore efficienza negli acquisti, al miglioramento del pricing e a una più elevata incidenza delle vendite a prezzo pieno. Parallelamente, le spese operative sono diminuite del 4% e spicca il free cash flow che, prima dei leasing, ha raggiunto i 105 milioni nel trimestre e i 137 milioni nel semestre. I risultati sono stati sostenuti da una riduzione delle scorte del 15% su base annua. Inoltre, il capitale circolante commerciale netto è diminuito dell’11%, mentre le rimanenze sono scese al 23,1% delle vendite, rispetto al 25,5% dell’anno scorso.

L’ebit si è attestato a 59 milioni di euro, in calo rispetto agli 81 milioni del secondo trimestre 2025, con un margine operativo del 6,5% (8,1% un anno fa) penalizzato dall’effetto leva negativo derivante dalla riduzione del fatturato. L’utile netto è pari a 34 milioni di euro, mentre l’utile per azione si è attestato a 0,49 euro. Per quanto riguarda le aree geografiche, l’Emea ha registrato la performance più debole con ricavi in calo del 13%, dovuti da una domanda contenuta in Germania, Regno Unito e Francia, ma anche dal minore traffico nei negozi del Medio Oriente. Passando all’area Asia Pacifico, si registra un calo del 5%, mentre le Americhe hanno mostrato una maggiore resilienza, limitandosi a una flessione dell’1%. 

Per marchio, Boss ha riportato una contrazione dell’8%, risentendo delle iniziative volte a rafforzare il posizionamento e la redditività del brand, con un impatto più marcato sul womenswear. Hugo ha invece registrato un calo del 14% a causa del processo di razionalizzazione dell’offerta e di focalizzazione sul tailoring. A riportare una perdita dell’8% è il retail, mentre il wholesale è diminuito del 10%. Anche le vendite su e-commerce vedono un calo del 18% a 64 milioni di euro. Questi risultati rimangono coerenti con la strategia di maggiore selettività e alla priorità assegnata alle vendite a prezzo pieno.

Sul piano operativo, Hugo boss ha proseguito con la strategia Claim 5 touchdown. Nel semestre il gruppo ha mantenuto gli investimenti marketing al 7,1% del fatturato, rafforzando il coinvolgimento dei consumatori con iniziative come Boss open e Boss summer club. Prosegue anche lo sviluppo del programma fedeltà Hugo Boss xp, che ha visto una crescita del 16% rispetto al 2025, con la partecipazione di più di 14 milioni di membri. 

Anche la distribuzione ha subito vari cambiamenti. Il gruppo tedesco ha infatti registrato nel primo trimestre una chiusura netta di 21 punti vendita per migliorare e ottimizzare il network retail. Ha poi inaugurato il primo negozio Boss green negli Usa. Parte del capitale è stato inoltre investito per l’estensione del centro distributivo di Filderstadt, in Germania, progetto pluriennale che ha richiesto un investimento superiore a 100 milioni di euro.

Per l’intero esercizio 2026, il gruppo ha confermato la guidance stimando una flessione delle vendite compresa tra il mid-single digit e l’high-single digit, mentre l’ebit è previsto in un intervallo compreso tra 300 e 350 milioni di euro. La società prevede che i miglioramenti del margine lordo, la disciplina sui costi e la gestione del capitale circolante continuino a sostenere la redditività e la generazione di cassa, privilegiando la creazione di valore nel lungo termine rispetto alla crescita delle vendite nel breve periodo.

L’amministratore delegato Daniel Grieder ha commentato: «Guardando ai prossimi mesi, le nostre priorità sono chiare. Continueremo a investire nella rilevanza del marchio, a migliorare strutturalmente la redditività e a rafforzare la generazione di cassa. Riteniamo di essere ben posizionati per esprimere il potenziale di lungo termine di Hugo Boss e creare valore sostenibile per i nostri azionisti».

In merito all’offerta di acquisto lanciata da Frasers group, il gruppo ha ricordato che il consiglio di gestione e il consiglio di sorveglianza hanno raccomandato agli azionisti di non aderire all’offerta da 38 euro per azione, ritenendo che non rifletta il potenziale di creazione di valore derivante dalla esecuzione della strategia Claim 5 touchdown. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 04/08/2026 11:52
Ultimo aggiornamento: 04/08/2026 12:13
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