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Esg perception index, performance sottotono per la moda

Nonostante l’impegno di fashion e beauty in ambito green, tra le aziende percepite come più sostenibili sul web spiccano i player del cluster energy. La classifica del settore è comunque dominata da Armani, Luxottica e Brunello Cucinelli, seguiti da Gucci e L’Oréal

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Un look Giorgio Armani per la s-s 2022
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Nonostante l’impegno e i progressi del fashion & beauty in ambito green, la percezione di sostenibilità sul web delle aziende del settore appare sotto la media. A dirlo è l’ultimo Esg perception index della società italiana di analisi e gestione della reputazione Reputation science, che vede le prime tre posizioni del podio occupate dai player del cluster energy. Secondo i dati aggiornati a ottobre 2021, a dominare la classifica delle 200 aziende percepite come più sostenibili sul web sono Enel, Eni e Terna, mentre la moda mostra una performance altalenante, con alcune aziende che hanno ottenuto performance positive venendo spesso associate ai temi Esg e altre che sono risultate più negative.

Nel dettaglio, i gruppi del mondo fashion hanno totalizzato 26.09 punti di media contro i 33.28 della classifica generale e non compaiono nemmeno tra i primi 50 brand percepiti come più sostenibili. A spiccare in prima posizione è comunque Armani con un punteggio di 43.13. Il fondatore Giorgio Armani è apparso spesso in prima linea per rimarcare l’attenzione della casa di moda verso la sostenibilità ambientale. In particolare, l’azienda ha annunciato di voler dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e ridurre del 42% l’inquinamento derivante dall’acquisto di beni e dal trasporto e distribuzione. La segue, non troppo distante, il gigante eyewear Luxottica (41.43), mentre la maison di Brunello Cucinelli risulta terza (40.07) dopo che, nel periodo in esame, l’imprenditore ha partecipato a un evento del G20 sul tema della collaborazione pubblico-privata nell’ambito della transizione ecologica e annunciato la nascita della Biblioteca universale nel borgo di Solomeo. Sale di dodici posizioni nel ranking anche la griffe di Kering Gucci (39.16), che ha rinnovato la collaborazione con Intesa Sanpaolo a favore delle eccellenze italiane, mettendo al centro la transizione della filiera produttiva verso pratiche sostenibili e inclusive.

Quinto posto per il colosso della cosmetica L’Oréal (38.14), che si posiziona davanti a Nike (36.62). Il marchio sportswear americano è in leggera ascesa anche grazie alla scelta di creare «le scarpe ad alte prestazioni più sostenibili dell’azienda fino ad oggi». Seguono il gruppo Benetton (34.30), la maison Versace (33.52), Dolce&Gabbana (33.21) e Prada (31.22), che chiudono la top 10 del settore moda. Dall’undicesima posizione in poi si trovano Adidas con 31.13 punti, Tod’s e Bulgari a parimerito con 30.74, Ovs (29.73), H&M (29.05), Moncler (28.64), il gruppo Otb-Only the brave di Renzo Rosso (28.21), Safilo (26.63), Valentino (25.85), Kiko (25.82), Salvatore Ferragamo (23.80), Bottega Veneta (17.54), Marcolin (17.20), il gruppo Lir a cui fanno capo Geox e Diadora (15.32), Ynap-Yoox Net-a-porter (14.55), Calzedonia (14.53), Ermenegildo Zegna e Furla (14.07), Max Mara (14.02), Loro Piana (13.98), Zara (11.49) e infine Roberto Cavalli (6.97).

Il modello di analisi valuta la prossimità del brand ai 17 pillar della sostenibilità definiti dall’Onu e produce per ciascuna un indicatore da 0 a 100 basato su parametri quali-quantitativi e strutturali. Oltre al volume dei contenuti che riportano l’associazione tra la società e la sostenibilità, sullo score pesa anche l’impatto reputazionale di questi contenuti sul marchio, l’associazione dell’identità del brand alla sostenibilità sui motori di ricerca e quanto l’azienda racconti la sostenibilità attraverso i suoi canali diretti. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 12/01/2022 17:00
Ultimo aggiornamento: 12/01/2022 17:00
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