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Calzature, export in calo (-1,6%) nel primo trimestre a 3 miliardi

Il comparto avvia l’anno con una flessione della produzione del 2,7%. Secondo Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici, pesano dazi Usa e crisi in Medio Oriente. Nota positiva è la spesa delle famiglie italiane, salita a 1,28 miliardi di euro

di Camilla Santacroce
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Un ritratto di Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici (courtesy Assocalzaturifici)
Un ritratto di Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici (courtesy Assocalzaturifici)

Partenza difficile per il 2026 del comparto calzaturiero italiano. Nei primi tre mesi dell’anno il fatturato di settore arretra del 2,7%, mentre le esportazioni si fermano a circa 3 miliardi di euro, con un calo dell’1,6% in valore e del 3,6% in volume rispetto allo stesso periodo del 2025. È quanto emerge dalla nota congiunturale elaborata dal centro studi di Confindustria moda per Assocalzaturifici.

«Le tensioni geopolitiche stanno amplificando le criticità. Il quadro internazionale conferma l’instabilità delle previsioni e sta generando costi crescenti e rallentando le decisioni di acquisto dei nostri buyer. L’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia sono elementi di preoccupazione», ha dichiarato Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici. «Sul fronte occupazionale e produttivo diminuiscono imprese e addetti. È fondamentale intervenire per sostenere l’internazionalizzazione, rafforzare la competitività e garantire stabilità a un settore che rimane strategico per il made in Italy». 

Nota positiva è la spesa delle famiglie italiane per le calzature, salita a 1,28 miliardi di euro, cioè +1,7% in valore e +2,1% in quantità. A trainare gli acquisti sono soprattutto sneakers e scarpe sportive, che pesano per il 41% della spesa totale.

Sul fronte estero il quadro resta critico. Tra i partner europei, la Francia si conferma la prima destinazione per le calzature italiane, mentre la Germania accusa una frenata del 10%. L’export verso il Medio Oriente crolla del 33%, soffrono anche i mercati dell’ex blocco sovietico, in calo del 21%. Gli Stati Uniti, alle prese dalla primavera 2025 con i nuovi dazi doganali aggiuntivi sulle merci in ingresso, registrano un -7,4% in valore.

Nonostante tutto la bilancia commerciale del settore migliora, salendo a 1,3 miliardi di euro, grazie soprattutto al forte rallentamento delle importazioni, scese del 9,5%. 

Continua la contrazione della base produttiva, si contano 85 imprese attive in meno e 808 addetti in meno rispetto a fine 2025. Resta elevato il ricorso alla cassa integrazione nella filiera pelle. A livello territoriale il quadro è quasi ovunque negativo. La Lombardia guida la classifica per volumi esportati nonostante una flessione del 10,8%, seguita da Veneto e Toscana. Al quarto posto le Marche, mentre Puglia (-5,9%) e Campania (-2,9%) limitano i danni. Le uniche regioni in controtendenza positiva sono Emilia-Romagna e Piemonte. Infine, riguardo la demografia delle imprese, a fine marzo il numero di aziende attive è sceso in Italia a 3.490, con un calo degli addetti dello 0,8%. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 15/07/2026 12:00
Ultimo aggiornamento: 15/07/2026 12:25
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