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Bally è sotto sequestro. Respinta un’offerta per l’intero gruppo

Dopo la moratoria concordataria concessa dalla Pretura svizzera e annunciata lo scorso giugno, il marchio passa sotto l’ufficio fallimenti. Il fondo americano Regent ha respinto la proposta presentata dall’imprenditore svizzero Roberto Martullo

di Giada Speri
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Un look Bally fall-winter 2026/27 (courtesy Bally)
Un look Bally fall-winter 2026/27 (courtesy Bally)

Ancora incertezze sul futuro di Bally. Come riportato dalla stampa elvetica, il marchio, già in amministrazione controllata da giugno, è ora sotto sequestro da parte dell’ufficio fallimenti, dopo che la Pretura 2 di Lugano ha bloccato la cessione ad Aare Llc, società statunitense creata nel maggio scorso. Il fondo americano Regent, controllante di Bally dall’agosto 2024, ha inoltre rifiutato l’offerta di Roberto Martullo interessato all’intero gruppo, marchio incluso.

Secondo quanto riportato dal quotidiano svizzero laRegione, le operazioni: «alimentano il sospetto di una svalutazione pianificata così da riacquistare gli asset senza il fardello dei debiti storico», pari a circa 20 milioni di franchi (21,6 milioni di euro al cambio di oggi). Martullo ha commentato al giornale che, «l’acquisizione del gruppo senza la label non avrebbe senso», accusando il fondo americano di «rilevare marchi in difficoltà per poi monetizzarli tramite licenze a scapito di dipendenti e fornitori». 

La decisione di respingere l’offerta, unita al sequestro da parte dell’ufficio fallimento, rende ancora più difficile il rilancio di Bally. Dal 2024 il marchio ha subito cinque riduzioni di personale, passando da 220 dipendenti a circa i 100 attuali, colpendo anche stabilimenti e negozi. Inoltre, la label ha visto varie chiusure in città svizzere e Milano, oltre ad uno stop produttivo a Caslano e alla chiusura del sito toscano di Lastra a Signa. 

Vista la crisi che il marchio sta affrontando, il sindacato Ocst ha chiesto trasparenza per evitare ripercussioni su lavoratori, fornitori e territorio. Secondo l’associazione c’è bisogno di chiarire se dietro le mosse degli ultimi mesi ci sia un piano industriale in grado di garantire un futuro all’azienda o se l’operazione sia di natura speculativa per andare a svuotare progressivamente il valore del brand e scaricare sul territorio debiti, posti di lavoro persi e un impatto sociale. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 27/07/2026 11:31
Ultimo aggiornamento: 27/07/2026 11:45
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