Etf sull’S&P500 dai pesi costanti
Dws propone un nuovo prodotto che punta ad annullare i rischi di eccessiva concentrazione su poche azioni, e hedging valutario
Un recente listing degno di nota è rappresentato dal prodotto indicizzato Dws Xtrackers S&P500 Equal Weight euro hedged, che permette all’investitore di esporsi a determinati fattori di rischio ma al tempo stesso evitarne altri. In estrema sintesi, l’indice a cui l’Etf è agganciato permette di esporsi alle stesse azioni dell’indice S&P500 ma ognuna con peso identico, con parallelo annullamento del rischio di cambio-euro dollaro. L’indice è amministrato da S&P Dow Jones e i componenti sono i medesimi del classico S&P500 ma cambiano i pesi, che nel benchmark equal weight sono tutti fissi allo 0,2%. Questa scelta permette di gestire al meglio una delle principali problematiche che interessano gli indici basati sulla capitalizzazione di mercato, ovvero la presenza di singole società che possono diventare troppo grandi ed influenzare in modo eccessivo sulla performance del benchmark. E anche nel caso dell’indice S&P500, sebbene molto diversificato in quanto composto oggi da 506 azioni, le prime tre società (Apple, Microsoft e Amazon) valgono rispettivamente il 6,7%, 6,4% e 4%, oltre il 17% dell’intero paniere; ed allargando la selezione alle prime cinque, aggiungendo Alphabet e Facebook, si sale al 24% abbondante. Molti investitori storcono quindi il naso sul fatto che in un indice composto da così tante azioni, espressione del marcato azionario tuttora di riferimento a livello globale, i primi 5 titoli possano pesare così tanto e influire in modo preponderante sulla performance dell’indice. A maggior ragione se si considera che le azioni con peso monster sono riconducibili alla tecnologia e a internet, che esprimono dinamiche ad alta volatilità e sono guidate da specifici fattori. Una via di uscita per coloro che vogliono investire nel mercato americano senza incappare in tale problematica è rappresentata dalla strategia equal weight, che come dice il nome stesso tende a conferire a tutte le azioni candidate ad entrare a far parte del benchmark lo stesso peso. In questo modo si possono evitare bolle su specifiche società e settori eccessivamente sovrappesati rispetto alla media del mercato. Questa strategia comporta chiaramente disallineamenti, rispetto all’indice originario, in termini di esposizione ai fattori e ai settori. La equal weight comporta un netto spostamento verso il fattore size (società a minore capitalizzazione) e lo stile value (azioni a sconto) proprio perché si minimizza il peso dei titoli a maggior performance nei mesi e anni precedenti. Questo connotato, definito anti-momentum, fa si che ad ogni ribilanciamento dell’indice, su base trimestrale, vengono alleggerite le posizioni sui titoli cresciuti troppo a favore di quelli rimasti indietro. Mentre, per quanto riguarda i settori, nel modello equal weight il sottopeso più evidente interessa ovviamente il comparto IT, che passa dall’attuale 29,1% dell’S&P500 al 14,4% per l’indice a pesi costanti. Gli industriali, al contrario, guadagnano notevole rappresentatività nel benchmark equal weight, passando dal 7,8% dell’S&P500 al 15% scarso. Il benchmark guadagna anche come dividendo, salendo dal 1,33% al 1,6% circa, e il P/e dell’indice equal weight è molto più a sconto rispetto all’indice originario, 21 contro 33 circa. Un’importante considerazione ha poi a che fare con il cambio, in quanto Dws ha scelto di rendere disponibile la versione con hedging valutario. Questo significa che l’investitore non si deve preoccupare di un eventuale indebolimento del dollaro rispetto all’euro, ne tantomeno potrà contare su fasi di mercato di dollaro forte in grado di apportare extra-rendimenti per chi ragiona in euro. La copertura è attuata attraverso contratti forward rinegoziati ogni mese, ma bisogna mettere in conto che questa operazione ha un costo, variabile nel tempo, in base al differenziale dei tassi a breve tra l’area euro e quella del dollaro. Per quanto riguarda i rendimenti generati, a seconda delle fasi di mercato e dei trend settoriali e di singole azioni sovrappesate un indice batte l’altro. Sul lungo termine (20 anni di osservazioni), i due indici, già espressi in euro, si sono mossi in modo simile, con un vantaggio del benchmark equal weight nel primo decennio del nuovo millennio. L’emittente ha deciso di quotare la versione ad accumulo dei proventi, ad un Ter dello 0,3% annuo, che non comprende i costi per la copertura del rischio di cambio. (riproduzione riservata)