Bond emergenti a basso rischio
x-trackers propone uno strategic beta sui bond emergenti, grazie ai filtri sulla qualità e l'aggiunta del hedging sul cambio.
Si estende e completa la gamma di prodotti che puntano ai bond dei mercati emergenti da parte di DB x-trackers. In settimana l’emittente tedesco ha infatti lanciato un nuovo prodotto a volatilità controllata (caratteristica derivante dallo hedging valutario della struttura e dalla natura dell’indice sottostante) sull’area emergente, che si affianca ad un Etf analogo già disponibile su ETFplus ma che non prevede la copertura del tasso di cambio. Il nuovo Etf ha come benchmark l’indice Markit iBoxx USD Emerging Markets Sovereigns Quality Weighted, e come dice il nome ha in pancia esclusivamente obbligazioni emergenti denominate in dollari Usa. I bond che compongono il sottostante devono essere emessi da governi o banche centrali di Paesi dei mercati emergenti con indicatori economici fondamentali favorevoli, ed è anche da questa tipologia di filtro che deriva il maggior controllo de rischio rispetto ad altri benchmark dell’area emergente. Di fatto si può pensare questo prodotto come uno strategic beta obbligazionario. Le obbligazioni che compongono l’indice possono così essere prese in considerazione solo se soddisfano alcuni standard di selezione e idoneità pre-determinati: avere un rating minimo di B, se valutate da una sola agenzia di rating, oppure un rating composito di B se valutate da più agenzie di rating. A tutti i Paesi dei mercati emergenti ritenuti idonei vengono quindi assegnati punteggi derivanti da indicatori economici fondamentali quali: crescita del prodotto interno lordo (PIL), tasso di inflazione, riserve nazionali in percentuale del PIL, debito pubblico in percentuale del PIL e delle esportazioni, storia di insolvenza e competitività globale del paese. Tali punteggi servono per stabilire il livello di rappresentazione che hanno nell'indice le obbligazioni emesse da ciascun Paese. L'indice così calcolato viene ribilanciato con cadenza mensile mentre le ponderazioni del Paese sono ricalcolate due volte all'anno. Tutte le cedole pagate dalle obbligazioni vengono considerate come reinvestite nell’indice, e l’Etf non stacca dividendi. Importante sottolineare che la metodologia di replica è diretta, anche se viene adottato il campionamento rispetto all’indice originario. L’indice sottostante è infatti molto diversificato, potendo oggi contare su circa 330 bond appartenenti a 45 Paesi emergenti differenti. Tra i Paesi con la maggior rappresentatività spicca la Turchia (10,3%), l’Indonesia (8,8%), l’Arabia Saudita (7,8%), il Messico, (7,2%), la Russia (6,35), il Qatar (5,8%) etc. Il peso dell’area medio-orientale è quindi significativo, e questo può portare a dinamiche differenti rispetto ad altri benchmark dove tali Paesi sono poco rappresentati. La duration del sottostante è importante, prossima a 7,5 anni, e il rendimento interessante anche se inferiore ad altri benchmark di riferimento. Mauro Giangrande, Head of Passive Distribution di DB x-trackers, ci aiuta a comprendere la scelta di questo originale sottostante rispetto agli indici più diffusi legati ai bond emergenti. “Il nuovo prodotto può risultare particolarmente utile in caso di fase risk-off, in quanto i filtri che vengono adottati nella costruzione dell’indice aiutano ad ottenere un benchmark più robusto durante i movimenti negativi di mercato. L’Etf è legato ad un indice che può essere assimilato ad una versione più conservativa rispetto ai classici benchmark di riferimento. Potrebbe quindi risultare maggiormente indicato per un investitore con media propensione al rischio. Coloro invece che puntano a maggiori rendimenti devono essere disposti ad accettare la maggiore volatilità che caratterizza l’altro nostro ETF, l’EM Liquid Eurobond, che a breve completerà la migrazione dal precedente indice a favore del Citi Emerging Markets USD Gov. Bond (più performance e diversificato), sempre con hedging sul cambio”. In termini di rendimenti, l’Etf Emerging Markets Sov. Quality Weighted euro hedged evidenzia oggi uno yield to maturity teorico del 4,2%, ma da tale valore va detratto il costo di hedging sul dollaro, oggi particolarmente oneroso e prossimo al 1,9% annuo. La maggior solidità del sottostante deriva principalmente dal breakdown in termini di rating dei Paesi inseriti in portafoglio, a sua volta derivante dai filtri sopra richiamati. L’11% del portafoglio esprime infatti il rating AA, seguito dal 16,5% di A e dal 36,5% di BBB (singola B solo il 7,6% del paniere). (riproduzione riservata)