Bene lo smart beta su materie prime
Il controllo del rischio di Ossiam premia anche in ambito materie prime, grazie al sovrappeso dei sottostanti più stabili
L’andamento al rialzo nei tassi di interesse è avviato da tempo nel contesto Usa, mentre per l’area euro ci sarà da attendere ancora un annetto. In questo contesto però l’inflazione si è già portata su valori non contenuti, ed anche nell’area euro i prezzi al consumo sono visti salire nell’anno in corso del 2% circa. Questo sembra essere il contesto più adatto per dedicare una parte del capitale ad un investimento in materie prime, strettamente collegate al rincaro dei prezzi dei vari generi, dove però ci sono notevoli problematiche nel replicare la performance del prezzo spot di tali sottostanti. Tipicamente infatti gli indici che guardano alle materie prime aggregate non sono replicabili direttamente, e gli strumenti finanziari devono di conseguenza adattarsi allocando in portafoglio contratti derivati inerenti le differenti materie prime (salvo nel caso dei metalli preziosi e qualche industriale). Una conseguenza di questa necessità operativa consiste in costi molto elevati, ovviamente a carico degli acquirenti dei prodotti finanziari, legati al mantenimento nel portafoglio dei future sottostanti agli strumenti stessi. Il roll-over delle posizioni in future è infatti molto frequente e costoso, dove quest’ultimo fattore è a sua volta determinato da diversi elementi, tra cui l’eventuale situazione di contango (curva crescente) della curva dei prezzi a termine. Detto questo, l’ingegneria finanziaria si è dedicata anche al tentativo di identificare metodologie più efficienti nella gestione di queste problematiche anche in ambito Etf e Etc, e ci sono oggi sul mercato diverse metodologie che sembrano pagare. Scorrendo la classifica delle performance a 3 e 5 anni dei prodotti passivi che permettono di puntare sulle materie prime a livello aggregato, si nota una eccezionale dispersione dei rendimenti, ma al top si colloca in pianta stabile il prodotto Ossiam Risk Weighted Enhanced Commodity Ex Grains. Cerchiamo di capire a cosa è dovuto questo invidiabile posizionamento, ovvero in che modo è costruito l’indice. Si tratta di una strategia su materie prime (con l’esclusione di grano, mais e soia) ottimizzata e ponderata per il rischio, che conduce a pesi per le singole commodities anche sensibilmente differenti dai classici benchmark. L’indice è strutturato dal team di ricerca e investimento di Ossiam in collaborazione con Société Générale e S&P, ed ha l’obiettivo di ottenere un portafoglio costituito da una selezione di 20 materie prime, il cui peso è inversamente proporzionale al rispettivo livello di rischio. L’analisi della volatilità delle singole materie prime si concentra sulle oscillazioni dei precedenti dodici mesi, e i singoli componenti vengono pesati attraverso il rapporto 1 diviso la volatilità calcolata. Il ribilanciamento di siffatto portafoglio avviene peraltro su base mensile, come peraltro accade anche per altre strategie smart beta di Ossiam, il che permette di cogliere anche veloci cambiamenti di regime di mercato. Questo approccio attribuisce di riflesso un maggior peso alle materie prime più stabili, consentendo una significativa riduzione del rischio e una diversificazione più elevata. La strategia offre peraltro vantaggi legati al meccanismo enhanced roll, che mira a ridurre i costi di rotazione delle posizioni sui singoli contratti future in situazioni di contango e parallelamente generare valore nelle situazioni di backwardation (curva invertita). A tre anni, l’Etf ha reso il 9% circa, rispetto alla parità dell’indice di categoria. I vantaggi sono molto evidenti nelle fasi negative di mercato, e derivano anche dalla allocazione merceologica. L’indice utilizzato da Ossiam infatti risulta sovraesposto sui metalli industriali e preziosi, con una forte riduzione della significatività delle componenti energetiche e agricole. L’energia vale attualmente il 30% del paniere, rispetto al 36% del benchmark S&P GSCI, mentre i metalli industriali pesano il 22,4% rispetto al 10% dell’universo di partenza, ma sono valori dinamici che possono mutare in base a come evolve nel tempo la volatilità dei singoli componenti. Evidentemente il controllo del rischio premia anche in ambito commodities, e non solo per gli smart beta azionari. (Riproduzione riservata)