Azionario giapponese smart beta
L’Etf Ossiam Japan Minimum Variance coperto dal cambio ha espresso buone performance e un ottimo controllo della volatilità.
Tra i sottostanti con maggior momentum di medio termine spicca senza dubbio l’azionario giapponese. Le aspettative del mercato in merito agli sforzi del governo e della Banca centrale continuano ad alimentare aspettative positive tra gli operatori internazionali e gli elevati afflussi di capitali verso gli asset azionari del Sol Levante hanno portato i loro effetti sulle quotazioni, anche se la volatilità sta aumentando sulla scia del recente sell-off nordamericano. L’offerta di prodotti sull’ETFPlus che permettono di cogliere questa opportunità è molto elevata, sia attraverso Etf che espongono anche al rischio di cambio che tramite fondi passivi in grado di neutralizzare questo elemento. All’interno di questo ultimo cluster, un ulteriore upgrade di prodotto è stato offerto dall’emittente Ossiam, specializzato negli Etf di tipo smart beta. Il cavallo di battaglia della società è rappresentato dai prodotti minimum variance, dove l’obiettivo è esporre l’investitore a fluttuazioni più controllate rispetto ai benchmark classici che compongono il portafoglio in base alla capitalizzazione dei singoli titoli. Dove la modellistica è ben nota e permette di estrarre un basket più ridotto rispetto all’indice originario, attraverso l’analisi della volatilità e delle correlazioni storiche dei singoli titoli azionari. Tornando al contesto giapponese, l’Etf Ossiam Japan Minimum Variance hedged punta a selezionare una rosa di azioni liquide appartenenti all’indice S&P/TOPIX 150, in grado di minimizzare la volatilità del portafoglio complessivo. Il problema del tasso di cambio non esiste in quanto si è scelto di utilizzare lo hedging sul cambio, e questo prodotto a bassa volatilità è riuscito nel tempo a muoversi bene rispetto ad altri benchmark di piazza (sempre a cambio coperto) anche all’interno di una fase di mercato nettamente toro, che avrebbe dovuto frenare i rendimenti di una strategia di tipo minimum variance. La riduzione di volatilità sul medio periodo è stata evidente, e quindi il mandato di controllo del rischio è stato pienamente rispettato. La volatilità a due anni dell’Etf a minima varianza si è attestata al 14,5%, rispetto al 19% circa degli Etf legati a indici giapponesi diversificati. E il beta dell’indice smart beta rispetto al Nikkei225 si è fermato all’interessante valore di 0,62 (correlazione di 0,74), che conferma un legame non eccessivo rispetto al trend comune di mercato. Valore che sale a 0,80 rispetto al S&P/TOPIX 150. Nonostante queste metriche che confermano una esposizione marginale al rischio di mercato, la performance espressa nel corso del 2017 dall’Etf si è attestata al 24%, rispetto al 19% circa dei prodotti legati al Nikkei225. Allungando sino a due anni l’analisi retrospettiva si evidenzia giustamente una perdita di forza, con l’Etf minimum variance in crescita del 26,5% circa rispetto al 31% del Nikkei225 a fine anno, ma con un netto calo di rischio. Durante la flessione dell’aprile 2017, se il Nikkei225 con hedging ha lasciato sul terreno l’8% circa, l’indice smart beta ha fermato la correzione al 3% circa, mentre l’indice S&P/TOPIX 150 ha ceduto qualcosa di più. Mentre nel recente sell-off l’Etf ha lasciato sul terreno il 6,6%, rispetto al 9% circa del S&P/TOPIX 150 e al 10% circa del Nikkei225. La riduzione di dimensionalità del paniere originario non ha quindi zavorrato il prodotto, e il breakdown settoriale aiuta a comprendere tale interessante dinamica, al di là di avere in mano un basket abbastanza concentrato anziché diversificato. L’indice smart beta è infatti oggi composto da 78 azioni, con una netta predominanza di società dei beni di consumo e di industriali. Il sovrappeso rispetto agli indici di riferimento è elevato per il settore Consumer Staples (beni di consumo di base) cha valgono oltre il 16%, seguiti dagli industriali al 20% circa. In modo simile i titoli farmaceutici contano per ben il 13% dell’indice smart beta, rispetto al 7% dell’indice di riferimento. Al contrario, si evidenzia un netto sottopeso per i beni di consumo ciclici (14% circa rispetto al 21%) e per i finanziari (7% rispetto a 13% circa). Tra i single name più significativi spiccano NTT Docomo (4,2%), Nec (4,5%), Japan Tobacco (3,5%). Un buon modo insomma per mantenere il piede nell’azionario giapponese tagliando le code dei rendimenti. (riproduzione riservata)