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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky
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Zelensky pronto a rinunciare alla Nato per porre fine alla guerra in Ucraina. Russia contro Euroclear: restituisca 200 miliardi

15 dicembre 2025, 14:27

A Berlino nuovo round di colloqui di pace tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i leader europei, tra cui Giorgia Meloni. La banca centrale russa fa causa a Euroclear per gli asset russi congelati

Un nuovo round di colloqui a Berlino per porre fine alla guerra in Ucraina.  Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha incontrato il 14 dicembre gli inviati degli Stati Uniti e ha detto di essere pronto a rinunciare all’ingresso nella Nato a fronte di altre garanzie di sicurezza per Kiev. Il confronto prosegue oggi - 15 dicembre - con il cancelliere tedesco Merz e altri leader europei, tra cui la premier Giorgia Meloni. 

Intanto inizia una settimana decisiva anche per la questione degli asset russi congelati in Europa, con Mosca che accusa la finanziaria belga Euroclear e chiede indietro 200 miliardi di euro.

Il passo indietro di Zelensky sulla Nato

L’Ucraina ha dichiarato di essere disposta ad abbandonare le sue aspirazioni di adesione alla Nato, in cambio di garanzie di sicurezza, nel quadro di un accordo di pace per porre fine alla guerra con la Russia, che dura da quasi quattro anni. L’apertura è arrivata durante i colloqui, durati cinque ore, con gli emissari statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner a Berlino nel fine settimana.

«Fin dall’inizio la condizione dell’Ucraina, o più precisamente la nostra ambizione, era l’adesione alla Nato. Questo avrebbe fornito reali garanzie di sicurezza (l’articolo 5 dell’Alleanza prevede che un attacco contro un membro della Nato sia considerato un attacco contro l’intero blocco, ndr). Alcuni partner degli Stati Uniti e dell’Europa non hanno sostenuto questa direzione», ha detto Zelensky. Il riferimento è ad alcuni membri dell’Alleanza Atlantica, come Ungheria e Slovacchia, che non vedevano di buon occhio un’adesione piena di Kiev. 

La reazione di Mosca 

Per la Russia il non ingresso dell’Ucraina alla Nato è «la pietra angolare» dei negoziati di pace e richiede precise garanzie legali. Così il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha commentato con i media russi le dichiarazioni di Zelensky. La questione «richiede una speciale considerazione», ha aggiunto Peskov.

Inoltre, Mosca ha ribadito la sua posizione sulle trattative: per il Cremlino la base resta il piano in 28 punti presentato a novembre dagli Stati Uniti in concerto con la Russia e poi rivisto. Ogni modifica riceverà «decise obiezioni» da parte di Mosca. 

Il nodo degli asset congelati

Mentre a Berlino si insegue la pace, sul tavolo rimane anche un’altra questione aperta, quella dei beni russi congelati in Europa. «Abbiamo proposto due soluzioni fondamentali per fornire i finanziamenti necessari all’Ucraina nei prossimi due anni. Una di queste si baserebbe sui beni russi immobilizzati e, a sostegno di ciò, abbiamo già presentato sei atti giuridici per accelerare le procedure», ha detto il portavoce della Commissione europea per il bilancio, Balazs Ujvari.

Il 12 dicembre i leader europei hanno deciso di congelare a tempo indeterminato gli asset russi. Tuttavia, la banca centrale russa ha fatto causa a Euroclear, depositaria della maggior parte dei beni, chiedendo al tribunale arbitrale di Mosca di imporre la restituzione di 18,2 trilioni di rubli immobilizzati, ovvero circa 200 miliardi di euro. In caso di vittoria, la banca centrale potrebbe chiedere l’esecuzione forzata degli asset di Euroclear in altre giurisdizioni, in particolare quelle considerate «amichevoli» dalla Russia. (riproduzione riservata)



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