Bruxelles rischia di mandare ai supplementari la fusione tra Saipem e Subsea7, attesa al closing entro fine 2026. L’Amtitrust europeo, che sta esaminando il dossier, ha deciso infatti di esercitare il meccanismo cosiddetto dello stop the clock, letteralmente fermare l’orologio, che interrompe il conto alla rovescia verso la chiusura dell’istruttoria. Non è l’anticamera di una bocciatura, ma farà quasi certamente saltare la scadenza del 16 dicembre: il tempo riprenderà a scorrere soltanto quando la Commissione avrà acquisito ulteriori elementi sull’operazione, già approvata da 10 delle 16 autorità antitrust alle quali è stato chiesto di dare il via libera alle nozze italo-norvegesi. Per una coincidenza che fa riflettere, la decisione di Bruxelles arriva proprio mentre al Nyse debutta un nuovo competitor: Hornbeck Offshore Services, frutto della fusione tra Hornbeck e Helix Energy Solutions, da ieri è sul listino con la sigla Hos. Il consolidamento nel settore è un dato di fatto, ed è una delle ragioni che hanno spinto Saipem e Subsea7 a voler creare un campione europeo (come spiegato a MF-Milano Finanza dal ceo Alessadro Puliti) e convinto il mercato ad appoggiare l’operazione nell’ottica di una maggiore competitività dell’Ue. Il 31 agosto, per fare un altro esempio, Tidewater ha completato l’acquisizione delle attività offshore di Wilson Sons Ultratug e Atlantic Maritime Services, un’operazione da circa 500 milioni di dollari che aggiunge 22 unità alla flotta e rafforza la presenza del gruppo in Brasile.
Saipem e Subsea7 hanno notificato formalmente l’operazione all’Ue il 16 giugno. Il 22 luglio la Commissione ha aperto la fase due, portando l’esame oltre i tempi della procedura ordinaria e fissando inizialmente la decisione al 26 novembre. Il 29 luglio le società hanno poi chiesto un’estensione di 14 giorni lavorativi, che aveva spostato il termine al 16 dicembre. Ma lo stop the clock, scattato il 25 agosto, è un passaggio diverso perché sospende il calendario per una durata indefinita.
Il progetto industriale non cambia e resta formalmente in piedi l’obiettivo di completare la fusione nella seconda metà del 2026. Il margine, però, si è ristretto. Se la sospensione sarà breve, il closing potrà ancora arrivare entro dicembre. Se invece lo scambio di informazioni con Bruxelles dovesse protrarsi per alcune settimane, per il mercato diventerebbe inevitabile cominciare a considerare anche uno slittamento ai primi mesi del 2027.
È su questo divario tra i tempi industriali e quelli regolatori che si concentra ora l’attenzione del mercato. Saipem e Subsea7, in attesa delle autorizzazioni, devono continuare a operare come due società autonome. Non possono integrare flotte, strutture commerciali e organizzazione, né anticipare quelle decisioni che presuppongono il completamento della fusione. Ogni eventuale rinvio sposterebbe quindi in avanti anche l’avvio del piano di integrazione e la realizzazione dei 300 milioni di euro di sinergie annue previste entro il terzo anno. Lo stesso vale per il dividendo straordinario da 450 milioni destinato agli azionisti di Subsea7 immediatamente prima del closing: lo stop the clock non impedisce formalmente la distribuzione, ma un rinvio della chiusura ne sposterebbe la tempistica.
Va detto che Bruxelles ha aperto l’indagine approfondita perché considera Saipem e Subsea7 due dei tre maggiori operatori mondiali nei servizi Surf, cioè nella posa e installazione delle condotte e delle infrastrutture che collegano giacimenti sottomarini e impianti di produzione. Diverse operazioni sono state autorizzate dalla Commissione già nella prima fase e in tempi compresi, in genere, fra uno e due mesi: dalla nascita di OneSubsea nel 2013 alla fusione tra Fmc Technologies e Technip nel 2016, fino all’acquisizione di Chart Industries da parte di Baker Hughes, approvata con condizioni nel luglio scorso. Il parallelo più attuale è con il Cade, l’antitrust del Brasile, che ci ha messo 10 mesi ma alla fine ha dato l’ok senza condizioni alle nozze tra Saipem e Subsea7. (riproduzione riservata)