Quando ad Alberto Cracco, ceo e azionista di Westrafo, è venuta l’idea di aprire uno stabilimento di trasformatori per impianti green negli Stati Uniti era il 2023 e Donald Trump, con la sua politica iper-protezionistica. sembrava solo un ingombrante candidato presidente alla ricerca di un improbabile bis. Oggi che la fabbrica di Dayton, in Ohio, è stata inaugurata e i dazi di Trump si sono abbattuti sulle importazioni verso gli Usa, quella scelta si è dimostrata doppiamente indovinata. «Operare negli Stati Uniti ci consente di seguire direttamente i nostri clienti nordamericani, ma significa anche neutralizzare l’effetto dei dazi e garantire a chi acquista i benefici fiscali previsti per i prodotti fabbricati sul territorio» spiega Cracco a MF-Milano Finanza. «È il nostro secondo investimento estero dopo il Ghana, ma di dimensioni e impatto completamente diversi».
La scelta dell’Ohio ha motivazioni strategiche per l’azienda vicentina. «È il cuore industriale dell’America, e favorito da un fuso orario di sei ore che ci consente di allineare gran parte dei ritmi di lavoro con la nostra fabbrica di Vicenza. La posizione, poi, è perfetta per la logistica: in un giorno di trasporto si raggiunge l’80% del mercato. In più, l’Ohio offre manodopera qualificata. Nel nostro settore l’artigianalità resta essenziale, anche se stiamo completando un piano per aumentare automazione e digitalizzazione, così da ampliare la gamma di prodotti. Vogliamo crescere in capacità produttiva, qualità e velocità di consegna».
L’investimento complessivo per produrre negli Usa vale 45 milioni di euro, di cui 15 milioni per i macchinari e gli altri 30 per la costruzione dello stabilimento, questi ultimi finanziati con un contratto di leasing quindicennale con una società californiana. Il nuovo sito, operativo da ottobre, servirà Stati Uniti e Canada, mentre Vicenza resterà la base europea e il Ghana coprirà l’Africa occidentale.
Fondata nel 2015, Westrafo è cresciuta come azienda di famiglia puntando su trasformatori per le rinnovabili. «Il mercato chiedeva esattamente ciò che noi sapevamo fare», ricorda Cracco. «In 10 anni siamo passati da azienda a gestione familiare a gruppo internazionale». La svolta è arrivata con l’ingresso di Nextalia, che a luglio 2025 ha acquisito il 70% del capitale. «Ci serviva un partner per fare il grande salto e sostenere l’espansione di Westrafo. Si sono fatti avanti una trentina di fondi, 10 dei quali internazionali, ma la scelta è caduta su Nextalia, che ha condiviso la nostra visione industriale e oggi ci permette di affrontare questa nuova fase globale».
Guardando ai numeri, Westrafo ha chiuso il 2024 con 94 milioni di ricavi e un margine ebitda del 20%, mantenendo il rating bancario AAA, ma con una preferenza per l’autofinanziamento. «Per il 2025 prevediamo oltre 110 milioni di fatturato e, con la fabbrica americana, raddoppieremo i volumi entro tre anni», stima Cracco. Sono in apertura anche centri di servizio internazionali, tra cui uno in Australia, per affiancare i clienti nella manutenzione e nel post-vendita.
Un altro tratto distintivo è la scelta di non aver mai utilizzato componenti cinesi, requisito che ora è diventato fondamentale per gli operatori che vogliono accedere agli incentivi previsti dalle nuove gare del Gse, il Gestore dei Servizi Energetici. «I nostri clienti lo sanno», sottolinea Cracco, «Westrafo non ha mai utilizzato componenti cinesi. La concorrenza di Pechino in Europa è forte, ma noi competiamo con regole di mercato e qualità superiori». (riproduzione riservata)