Warren Buffett ha venduto il 70% della sua quota in Activision Blizzard. La cessione, che avviene poco dopo le sentenze chiave nella maxi fusione della casa di videogiochi con Microsoft, rappresenta comunque un affare per l’oracolo di Omaha che aveva inizialmente comprato 14.658.121 azioni nel quarto trimestre del 2021 (il primo di tre quarter in cui ha acquistato) quando il prezzo era sceso fino a un minimo a 58 dollari. Il titolo, oggi 18 luglio 2023, scambia intorno a 92 dollari per azione quando Microsoft nel contesto dell’acquisizione ha offerto 95 dollari per azione.
Buffett ha acquistato azioni Activision in tre trimestri: nel quarto del 2021 ha comprato 14.658.121 azioni. Gli incrementi successivi sono stati di 49.657.101 azioni nel primo trimestre del 2022, quando il prezzo era stato inferiore a 80 dollari per azione e 4.085.928 nel secondo trimestre del 2022, quando il prezzo era sempre inferiore a 80 dollari per azione.
La vendita è stata confermata dalla compilazione del modulo 13G. Dal sito della Sec (la Consob americana) si apprende che la holding Berkshire attualmente possiede l’1,9% della società, mentre ne aveva il 6,3% alla fine di marzo 2023 e il 6,7% alla fine del 2022.
La posizione in Activision non è stata aperta da Buffett, bensì da uno dei suoi due portfolio manager: Ted Weschler and Todd Combs. Il 92-enne ha poi incrementato l’allocazione per sfruttare l’arbitraggio tra il prezzo corrente e quello promesso da Microsoft a 95 dollari per azione.
Le autorità che si sono opposte alla fusione tra Microsoft e Activision sono due: l’americana Federal Trade Commission (o Ftc) e l’inglese Competition and Markets Authority (o Cma). Il contratto tra l’azienda di Seattle e lo sviluppatore di videogiochi ha, però, una data «di scadenza»: entrambi le parti possono rinunciare all’acquisizione entro il 18 luglio. Se l’affare dovesse saltare, Microsoft dovrebbe pagare 3 miliardi in una breakup fee.
Sul fronte statunitense, il 10 luglio, il giudice federale del tribunale del Northern District di San Francisco ha respinto l'ingiunzione preliminare con cui l’Ftc ha cercato di bloccare temporaneamente l’acquisizione. Il giudice, Jacqueline Scott Corley, come riportato da MF-Milano Finanza, aveva commentato la decisione scrivendo: «La responsabilità della Corte in questo caso è limitata. Si tratta di decidere se, nonostante le attuali circostanze, la fusione debba essere bloccata - forse addirittura interrotta - in attesa della risoluzione dell'azione amministrativa della Ftc». La decisione è stata appellata dall’ftc il 14 di luglio presso la «9th Circuit US Court of Appeals» che si è pronunciata ancora una volta contro la richiesta di stop della fusione avanzata dall’autorità. La situazione è quindi la seguente: lo stop richiesto dalla Ftc al sistema giudiziario scade prima che il procedimento interno all’Ftc possa procedere. In una situazione come questa, un tentativo di smembrare l’acquisizione dopo che essa sia avvenuta presenta possibilità di successo molto limitate. Questa decisione, pertanto, coincide in pratica con una sostanziale approvazione della fusione da parte dei tribunali americani.
Il 17 luglio sul fronte britannico, invece, il tribunale di appello sulla competizione ha messo «condizionalmente» in pausa lo scontro legale che vede coinvolta la Competition and Markets Authority e Microsoft. Il giudice Marcus Smith, infatti, ha dichiarato che la corte è stata messa al corrente di nuove circostanze che hanno mostrato come la struttura dell’accordo fosse cambiata.
In particolare, sembra aver giocato un ruolo importante la concessione di licenza per il videogioco Call of Duty, che Microsoft si è impegnata a dare a Sony per i prossimi 10 anni. Nella sentenza il giudice ha anche obbligato la Cma a produrre un resoconto che spieghi l’apertura dell’autorità all’acquisizione dopo che si era precedentemente opposta
La Cma ha infatti concesso, il 14 di luglio, una nuova possibilità a Microsoft e Activision per rivedere l’accordo di fusione al fine di risolvere eventuali problemi legati alla competizione. L’agenzia regolamentatrice ha lasciato solo sei settimane per modificare la struttura dell’operazione di fusione. Il termine pertanto è stato spostato al 29 agosto dopo aver ricevuto «una dettagliata e complessa presentazione da Microsoft». Nel Regno Unito, la fusione potrebbe anche andare avanti senza l’approvazione della Cma ma le società, stando a Bloomberg, potrebbero incorrere in una multa «pari al 5% del fatturato globale».
Il procedimento nello Uk rappresenta, quindi, l’ultimo ostacolo nel maxi merger da 69 miliardi di dollari.
Le vicende giudiziarie di Microsoft non sono finite. Il Financial Times riporta che l’Unione Europea investigherà il colosso Usa riguardo «l’iniquo bundling di Microsoft Teams con il pacchetto Office». Il bundling è una pratica commerciale in cui un prodotto (ad esempio un software di videoconferenze) viene aggiunto, senza ulteriori aumenti di prezzo, ad un pacchetto di altri prodotti. In questo modo è possibile mettere in difficolta le aziende monoprodotto competitor o che hanno un portafoglio di prodotti non altrettanto ampio.
La Commissione Ue, scrive l’FT «aprirà settimana prossima un’indagine sulle accuse di sfruttamento della posizione dominante da parte di Microsoft». Due individui vicini ai fatti hanno dichiarato al quotidiano inglese che la Commissione potrebbe presentare delle accuse ufficiali già in autunno. (riproduzione riservata)