Nonostante i dazi, l'economia statunitense ha mostrato una notevole resilienza. Lo dimostra la solida crescita delle vendite al dettaglio, in particolare tra le famiglie con redditi più elevati, una tendenza sostenuta dal continuo aumento dei salari reali. Anche la redditività aziendale si è mantenuta sana, con gli utili societari ante imposte in miglioramento sequenziale nel secondo trimestre. È quanto emerge da un'analisi di Louis Citroën, portfolio manager azionario Usa di Comgest.
Al contrario, sottolinea l'analista, un segnale di debolezza è arrivato dal mercato del lavoro, più fiacco negli ultimi mesi: la media trimestrale degli incrementi occupazionali è scesa da 127.000 unità in aprile a 29.000 in agosto. Questo rallentamento sembra riflettere una combinazione di fattori dal lato dell'offerta (come le restrizioni all'immigrazione) e incertezze persistenti riguardo alla politica tariffaria statunitense. Anche l'inflazione è risalita in agosto, e l'indicatore preferito dalla Federal Reserve - il Core Pce (personal consumption expenditures) - ha continuato a superare l'obiettivo del 2%.
Questo quadro eterogeneo, spiega lo strategist, ha spinto la Federal Reserve a tagliare il tasso dei fondi federali di un quarto di punto. La decisione segnala un cambio di approccio: la banca centrale passa in modalità di «gestione del rischio», dando priorità al sostegno dell'occupazione rispetto a un controllo immediato dell'inflazione. In questo contesto, il rimbalzo successivo allo shock del Liberation Day si è mantenuto solido, con gli indici S&P e Nasdaq in buona forma per tutto il trimestre concluso a settembre.
«In un mercato statunitense sempre più concentrato nelle performance - soprattutto tra le aziende esposte all'AI - prestiamo particolare attenzione a mantenere motori di crescita diversificati. Oltre alla tecnologia e all'AI, restiamo focalizzati su tendenze strutturali come l'espansione dei pagamenti digitali, l'adozione crescente della robotica nella chirurgia, l'esternalizzazione dei servizi di gestione delle uniformi e l'aumento costante degli investimenti pubblici in infrastrutture negli Stati Uniti», conclude l'analisi.
«Liquidità, liquidità, liquidità» è invece quanto sostiene Andrew Lake, chief investment officer di Mirabaud Asset Management. Secondo l’esperto «è questa la forza trainante dello slancio positivo dei mercati finanziari, che sta interessando oro, azioni e obbligazioni. La ricerca di rendimento nel frattempo continua incessante, come dimostra l'intensa attività nel mercato delle nuove emissioni high yield, segnale dei flussi di capitali verso il credito. I premi sulle nuove emissioni sono ormai inesistenti, le operazioni vengono ampliate, gli spread restano su minimi storici e le attese di utili migliori alimentano l'ottimismo generale degli investitori, nonostante i livelli elevati dei mercati».
Settembre è di solito il mese peggiore per l'azionario statunitense, ma non quest'anno: il mese da poco conclusosi è stato infatti il miglior settembre dal 2010. «Considerando il contesto favorevole in termini di liquidità, i mercati potrebbero restare su livelli elevati ancora per un po', a meno di uno shock imprevisto. Una recessione appare poco probabile sulla base dei dati pubblicati finora; il vero rischio è una delusione legata al ritmo dei tagli dei tassi d'interesse negli Stati Uniti con occupazione e inflazione che restano i fattori chiave da monitorare», conclude Lake. (riproduzione riservata)