Le ultime settimane d’estate sono solitamente tranquille a Wall Street. Quest’anno invece una serie di ipo sta suscitando fermento. Gestori di fondi e analisti riferiscono di agende piene di incontri con aziende desiderose di valutare l’interesse degli investitori per le prossime offerte. Secondo il Wall Street Journal, il mercato statunitense delle ipo è sulla buona strada per un anno da record dopo che SpaceX ha raccolto 86 miliardi di dollari nella sua offerta a giugno. Il gigante dell’intelligenza artificiale Anthropic potrebbe raccogliere ancora di più nella sua prevista offerta, che sta già suscitando l’interesse degli investitori assieme a una schiera di quotazioni di minore entità.
Il produttore di anelli intelligenti Oura, i cui dispositivi per il monitoraggio dell’attività fisica sono molto apprezzati dagli operatori finanziari, sta valutando un’offerta per settembre o ottobre dopo aver presentato la documentazione a maggio, secondo quanto riferito dal Journal. L’azienda dovrebbe ottenere una valutazione ben superiore agli 11 miliardi raggiunti in un round di finanziamento del 2025.
Switch, che gestisce data center, e SB Energy, sostenuta da SoftBank e attiva nello sviluppo di data center e fornitura di energia elettrica agli stessi, stanno incontrando gli investitori in vista di offerte previste entro fine anno. SB Energy in recenti incontri, ha messo in evidenza il suo accordo monstre per un data center in Ohio con OpenAI firmato ad agosto. Secondo altre fonti, anche Nscale (cloud Neo) sta incontrando potenziali investitori.
Inspire Brands, gruppo di ristorazione con marchi come Dunkin’ e Arby’s, sta valutando un’ipo già per fine anno anche se potrebbe rinviarla a inzio 2027. Il recente andamento altalenante delle azioni di società comparabili, tra cui Jersey Mike’s (catena di panini che Blackstone ha quotato in borsa a luglio) potrebbe spingere Inspire a quotarsi con una valutazione inferiore a quella che alcuni suoi investitori avevano inizialmente sperato. Inspire è sostenuta dal private equity Roark Capital Group.
Il Journal prevede che Oura, Switch, SB Energy, Nscale e Inspire raccoglieranno miliardi di dollari con le loro quotazioni. Il se è obbligatorio: le ipo dipendono dalle condizioni di mercato e non vi sono garanzie che le società procedano come previsto. Secondo Dealogic, le ipo tradizionali negli Stati Uniti hanno raccolto finora quest’anno 137 miliardi. Anthropic, che potrebbe debuttare a settembre-ottobre, potrebbe raccogliere fino a 100 miliardi, secondo fonti vicine al dossier. Per Datalogic con questa cifra il volume delle ipo quest’anno supererà facilmente il record dei 156 miliardi raccolti nel 2021.
La storica offerta di SpaceX a giugno si è svolta in modo agevole nonostante le dimensioni gigantesche, incoraggiando molte società a portare avanti le ipo nella seconda metà dell’anno. Il fatto che il titolo SpaceX sia poi sceso sotto il prezzo di quotazione e stia ora languendo non sembra dissuadere le aziende, i loro finanziatori e i loro consulenti. Molti investitori affermano di non aver visto una simile corsa ai listini azionari dal 2021, quando parecchio denaro si riversò sulle ipo, da Robinhood a Rivian. Ma quell’anno la raccolta fondi si concluse male per la maggior parte delle nuove emissioni: a fine 2021 due terzi delle società che si erano quotate negli Stati Uniti erano scese sotto i prezzi di ipo. E da allora la musica non è cambiata: le ipo del 2021 vengono ancora negoziate in borsa in media al di sotto dei prezzi di primo collocamento.
Quelle di quest’anno stanno andando meglio. Secondo Dealogic, le società entrate in borsa nel 2026 registrano un rialzo medio del 21% rispetto al collocamento. Secondo il Journal, OpenAI sta valutando una quotazione nel 2026 anche se alcune fonti sostengono che potrebbe essere rinviata al 2027. OpenAI ha recentemente comunicato agli investitori che il fatturato è cresciuto del 18% nel secondo trimestre mentre le perdite sono aumentate. Allo stesso tempo ha comunicato che il proprio tasso di crescita ha registrato un’accelerazione dal lancio di una nuova serie di modelli a luglio.
Il presidente di Blackstone Jonathan Gray all’inizio dell’anno aveva dichiarato che il 2026 sarebbe stato l’anno dell'ipo. Molti private equity stanno considerando questa possibilità, anche se in passato veniva ritenuta un'opzione di riserva. Le aziende in portafoglio generalmente non gradiscono le meccaniche complicate e prolungate di questa forma di dismissione dell'investimento, assieme al rischio di un calo dei prezzi delle azioni. Secondo il Journal, da inizio 2022 in Usa solo l'1% delle uscite di private equity è avvenuto tramite quotazioni, citando i dati di Jay Ritter, direttore della Ipo Initiative dell'Università della Florida. «Storicamente le ipo non sono state la strada preferita dal private equity», ha detto in giugno al Journal Josh Smigel, che guida in Usa la practice del private equity di PricewaterhouseCoopers. Ma ora «le ipo sono più possibili che mai, come un'altra leva per creare liquidità per i limited partners».
C’è però un segmento che fa fatica a trovare la borsa come destinazione finale: le startup tech sostenute dal venture capital. Lo sostiene PitchBook, che parla di uno spostamento strutturale, non di una fase ciclica destinata a esaurirsi. Il numero di ipo sostenute da venture capital resta fermo tra 43 e 50 all'anno dal 2022, ben sotto la media storica di 70. Il risultato è un arretrato record di oltre 64 mila aziende private che sarebbero in teoria pronte, ma senza fretta di quotarsi. Il motivo? Le società restano private fino a quando possono: mega-round da venture capital, credito privato più accessibile e un mercato secondario più liquido permettono a fondatori e dipendenti di monetizzare senza passare dal listino.
A complicare il quadro è il boom delle valutazioni private innescato dall'intelligenza artificiale. I multipli di borsa non hanno tenuto il passo, aprendo un gap tra prezzi del mercato privato e del collocamento al listino. Di recente la fintech Chime è stata quotata con uno sconto del 63,4% rispetto al suo picco di valutazione del mercato privato. E le performance post-quotazione restano altalenanti: Gemini Space Station, BitGo e Firefly Aerospace trattano in borsa con flessioni superiori al 40% rispetto al collocamento, mentre CoreWeave e Circle Internet Group hanno più che raddoppiato il valore iniziale. Per il 2026 PitchBook stima che vi saranno 76 ipo sostenute da venture capital, ma l'incremento è trainato da biotech e farmaceutiche. La previsione è che in borsa arriveranno società più grandi, mature e motivate da ragioni specifiche. È la nuova normalità del venture capital americano. (riproduzione riservata)