L’indice S&P500 potrebbe spingersi fino a quota 6.200 punti, un record assoluto, anche con rendimenti dei titoli di Stato Usa al 5%. Rendimenti obbligazionari più alti rendono di solito le azioni meno attraenti: quando i Treasury decennali offrono ritorni vicini al 5%, i profitti futuri delle aziende vengono scontati con tassi più elevati, riducendone il valore attuale. Tuttavia, l’andamento recente del mercato mette in discussione questa dinamica. Nonostante il rendimento dei Treasury decennali sia in salita da fine aprile, superando quattro volte la soglia del 4,5% a maggio, Wall Street ha retto il colpo. Anzi, l’S&P500 ha mostrato segni di resilienza, riducendo significativamente le perdite subite ad aprile. Secondo Gerry Fowler, strategist di Ubs, l’indice potrebbe raggiungere quota 6200 anche in uno scenario di rendimenti al 5%. Tuttavia, avverte: «Ciò che conterà davvero sarà il percorso per arrivarci».
Non tutti i percorsi portano a esiti positivi. Fowler sottolinea che un aumento dei rendimenti dovuto a incertezza economica, crescita esplosiva del debito pubblico o nuove tasse su investimenti esteri (come quelle che potrebbero derivare da una nuova legge fiscale del presidente Donald Trump) sarebbe particolarmente pericoloso per i mercati. Un indicatore chiave di queste preoccupazioni è il cosiddetto term premium, ovvero il premio richiesto dagli investitori per bloccare il capitale in obbligazioni a lungo termine invece di rinnovare titoli a breve scadenza. A fine maggio, questo differenziale ha toccato lo 0,911%, un livello che non si vedeva da oltre un decennio. Tuttavia, non tutti gli scenari portano con sé nuvole all’orizzonte. Se il rendimento dovesse salire per via di un’aspettativa positiva sulla crescita economica futura e su una moderata inflazione, le valutazioni azionarie potrebbero addirittura beneficiarne.
Il 2025 potrebbe però riservare nuove sfide: le tariffe previste da Trump potrebbero deprimere la crescita economica e spingere l’inflazione verso l’alto, poiché le aziende americane dovranno pagare di più per le importazioni. Fowler nota però che, se questi fondi fossero impiegati come stimolo fiscale, potrebbero sostenere il Pil. «In altre parole non è folle immaginare che il pil possa sorprendere positivamente, soprattutto a fronte di aspettative oggi piuttosto cupe», scrive Fowler. Gli incentivi fiscali per le costruzioni non residenziali inclusi nella proposta di bilancio potrebbero dare un ulteriore impulso alla crescita economica. Certo, rendimenti elevati tendono a penalizzare l’economia nella maggior parte dei casi. Ma se guidati dalla fiducia nella crescita, potrebbero trasformarsi in una spinta inaspettata per gli utili societari. (riproduzione riservata)