L’Italia si prepara a sbloccare una parte consistente delle risorse messe a disposizione dall’Unione Europea attraverso il programma Safe (Security Action for Europe), lo strumento comunitario destinato a sostenere gli investimenti nella difesa e a rafforzare l’industria militare europea.
Secondo quanto riportano diversi quotidiani italiani, il governo Meloni si appresta a chiedere una quota compresa tra gli 8 e i 10 miliardi, un po’ meno dei 14,9 miliardi bloccati inizialmente dall’Italia. «La Commissione ha avuto scambi con l’Italia su due punti: sull’importo finale e sui tempi della decisione», ha spiegato il portavoce dell’esecutivo europeo Thomas Regnier.
D’altro canto il ministro della difesa, Guido Crosetto, ha sempre detto che «l’Italia avrebbe fatto la sua parte». Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha evidenziato come la struttura del finanziamento (scadenza a 45 anni e tasso d’interesse inferiore rispetto al debito nazionale) renda conveniente l’attivazione dello strumento.
Il programma punta a concentrare gli investimenti su alcune delle aree considerate strategiche per la sicurezza europea: difesa aerea e antimissile, droni e sistemi autonomi, capacità cyber, munizionamento e componentistica. Una parte importante della strategia riguarda infatti la filiera industriale.
Il meccanismo Safe favorisce gli acquisti congiunti tra Paesi europei e prevede vincoli sulla provenienza dei componenti utilizzati nei sistemi finanziati. Tra le condizioni indicate c’è un limite alla quota di componenti provenienti da Paesi extra Ue e dallo Spazio economico europeo. Per Roma il programma rappresenta quindi anche un’occasione per rafforzare la propria base industriale, aumentare la capacità produttiva e ridurre le dipendenze dall’estero nei comparti più sensibili.
Equita ritiene che le risorse Safe «aumentino la visibilità sull’effettiva esecuzione della spesa del ministero della Difesa, sostituendo più che aggiungendo risorse nazionali, con impatto quindi principalmente sul timing/certezza di esecuzione piuttosto che sul quantum complessivo di spesa».
Gli analisti credono che le risorse saranno propedeutiche al riavvio della produzione dei sistemi Samp-T, della joint venture Mbda-Leonardo/Thales, «con una lettura positiva per Leonardo e Avio» e i piani di investimento navali, inclusi il programma LSS3 e la nuova generazione di cacciatorpediniere, a beneficio di Fincantieri. (riproduzione riservata)