Volkswagen entra nelle ore decisive per evitare uno scontro frontale sul piano di ristrutturazione. Il premier della Bassa Sassonia, Olaf Lies, ha chiesto a management, lavoratori e azionisti di utilizzare il tempo che resta prima del consiglio di sorveglianza di venerdì 4 settembre per trovare un compromesso sul turnaround del gruppo. La pressione, ha riconosciuto Lies, è elevata da entrambe le parti e la soluzione dovrà tenere insieme competitività economica e responsabilità sociale.
Il messaggio del Land è particolarmente rilevante perché la Bassa Sassonia non è un semplice osservatore politico: è il secondo maggiore azionista di Volkswagen e dispone di una partecipazione che le attribuisce un’effettiva minoranza di blocco su alcune delle decisioni più importanti. E proprio il Land, insieme ai rappresentanti dei lavoratori, è tra i principali ostacoli al piano più radicale sostenuto dal ceo Oliver Blume.
Il confronto riguarda soprattutto due punti: la dimensione dei nuovi tagli occupazionali e il futuro degli stabilimenti considerati a rischio. Secondo Reuters, le parti stanno cercando una mediazione proprio su questi dossier. Lies si è detto convinto della necessità di trovare una soluzione sostenibile, richiamando la tradizione Volkswagen di combinare disciplina economica e responsabilità sociale.
Blume vuole aumentare fino a 50 mila i tagli aggiuntivi all’occupazione oltre ai 50 mila già concordati, valutare possibili chiusure di fabbriche e separare alcune attività del gruppo per accelerare la riduzione dei costi. Il progetto incontra però la forte opposizione dei sindacati e della Bassa Sassonia.
Il problema alla base del piano resta la perdita di competitività del gruppo. Volkswagen deve affrontare contemporaneamente dazi più costosi, domanda debole e crescente concorrenza cinese, mentre il management sostiene che serva una ristrutturazione urgente per riportare il gruppo su livelli di redditività sostenibili.
La prima verifica arriverà già giovedì 3 settembre, quando si riunirà il comitato esecutivo del consiglio di sorveglianza. Al tavolo siedono la presidente del consiglio di fabbrica, lo stesso Lies e rappresentanti delle famiglie Porsche e Piëch, principali azionisti privati del gruppo. L’obiettivo sarà capire se esista una base comune prima della riunione completa del board prevista il giorno successivo.
Il passaggio è delicato perché Volkswagen si trova davanti a interessi difficili da conciliare. Le famiglie Porsche-Piëch chiedono una ristrutturazione più rapida e incisiva; i rappresentanti dei lavoratori vogliono evitare licenziamenti forzati e chiusure; la Bassa Sassonia punta a proteggere la capacità industriale e occupazionale senza però ignorare il deterioramento della competitività.
Per Lies il peso di Volkswagen va inoltre ben oltre i soli conti del gruppo. Con decine di migliaia di dipendenti, le famiglie coinvolte e un vasto sistema di fornitori e servizi, il costruttore svolge un ruolo centrale nell’intera economia tedesca.
Il tentativo di mediazione della Bassa Sassonia aumenta quindi la possibilità che il 4 settembre non si arrivi a un semplice voto sul piano Blume, ma a una sua riscrittura. Il compromesso potrebbe prevedere una riduzione della portata dei tagli e maggiori garanzie sul futuro delle fabbriche in cambio di concessioni dei lavoratori su produttività, costi e capacità.
La posta in gioco, per il ceo, è alta. La ristrutturazione è diventata il test centrale del suo mandato e la particolare governance Volkswagen rende difficile imporre unilateralmente decisioni che incontrino l’opposizione congiunta di sindacati e Land.
Le prossime giornate diranno quindi non soltanto quanti posti Volkswagen sarà costretta a eliminare, ma soprattutto se Blume riuscirà a costruire il consenso politico e societario necessario per trasformare il gruppo senza provocare una rottura con i suoi principali centri di potere. (riproduzione riservata)