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Nissan e Honda insieme sul software auto dal 2029 in chiave anti-Cina. In Ue un progetto simile Stellantis-case tedesche
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Nissan e Honda insieme sul software auto dal 2029 in chiave anti-Cina. In Ue un progetto simile Stellantis-case tedesche

31 agosto 2026, 10:00 Ultimo aggiornamento: 12:51

I due costruttori condivideranno centraline, sistema operativo e software di controllo per i modelli di nuova generazione. In Europa Stellantis, Volkswagen, Bmw e Mercedes lavorano alla piattaforma open source Eclipse S-CORE

Nissan e Honda stringono l’alleanza sul software, terreno diventato decisivo nella competizione globale dell’auto. I due costruttori giapponesi hanno annunciato lunedì 31 agosto la firma di un accordo per sviluppare e standardizzare congiuntamente le centraline elettroniche e una parte dell’architettura software destinata ai veicoli di nuova generazione.

Le tecnologie comuni saranno utilizzate sui software-defined vehicle (Sdv) dei due gruppi a partire dall’esercizio fiscale 2029. L’obiettivo è chiaro: accorciare i tempi di sviluppo, dividere gli investimenti e ottenere economie di scala nella sfida con Tesla e con i produttori cinesi, a partire da Byd, che hanno costruito una parte rilevante del proprio vantaggio competitivo proprio sul software e sull’elettronica di bordo.

Un’architettura elettronica comune

L’accordo riguarda più componenti centrali dell’architettura elettrica ed elettronica delle vetture. Nissan e Honda definiranno specifiche comuni per i computer ad alte prestazioni dotati di system-on-chip, per le centraline zonali incaricate di coordinare le diverse aree dell’auto e per il sistema operativo di bordo. La collaborazione comprenderà anche parti essenziali del middleware, ossia lo strato software che mette in comunicazione sistema operativo, applicazioni e componenti hardware, oltre al software utilizzato per controllare le funzioni del veicolo.

La standardizzazione della piattaforma di base consentirà ai due gruppi di condividere le attività meno visibili al cliente, conservando almeno in linea di principio la possibilità di differenziare interfacce, servizi digitali, caratteristiche di guida e identità dei rispettivi marchi. È un passaggio cruciale verso l’auto definita dal software, nella quale prestazioni, assistenza alla guida e servizi possono essere aggiornati anche dopo la vendita. Per i costruttori tradizionali significa però sostenere investimenti crescenti in semiconduttori, sistemi operativi e competenze digitali, con il rischio di moltiplicare i costi sviluppando piattaforme separate.

Anche l’Europa cerca una base software comune

La scelta di Nissan e Honda si inserisce in un movimento più ampio dell’industria automobilistica. Anche Volkswagen, Bmw, Mercedes-Benz e Stellantis hanno deciso da tempo di collaborare allo sviluppo di una base software condivisa per i veicoli di nuova generazione, superando almeno sulle tecnologie meno distintive la tradizionale separazione tra gruppi concorrenti.

Il progetto ruota intorno a Eclipse S-CORE, acronimo di Safe Open Vehicle Core: un software open source e modulare destinato alle centraline elettroniche ad alte prestazioni delle auto definite dal software. Non si tratta propriamente di un unico sistema operativo completo che renderà identiche tutte le vetture, ma di fondamenta comuni - dall’astrazione del sistema operativo al middleware e ad alcuni servizi applicativi - sulle quali ogni costruttore potrà sviluppare le proprie funzioni e mantenere un’identità digitale distinta.

Stellantis si è unita successivamente alle case tedesche

L’iniziativa, coordinata dalla Eclipse Foundation insieme all’associazione tedesca dell’industria automobilistica Vda, riunisce ormai 32 aziende tra costruttori, fornitori e gruppi tecnologici. Volkswagen, Bmw e Mercedes-Benz figuravano tra i partecipanti iniziali, mentre Stellantis ha aderito successivamente. La prima versione pubblica di S-CORE è stata rilasciata nel novembre 2025, mentre la versione completa è prevista nel 2026 per programmi automobilistici destinati ad arrivare sul mercato entro il 2030.

La collaborazione punta a ridurre fino al 40% l’impegno necessario per sviluppo e manutenzione e ad accorciare fino al 30% il time to market. Per i costruttori europei rappresenta soprattutto una risposta alla rapida avanzata dei concorrenti cinesi, capaci di progettare e aggiornare i veicoli con cicli molto più brevi. La logica è condividere il costo dell’infrastruttura di base, concentrando poi gli investimenti proprietari sulle funzioni che il cliente può riconoscere e per le quali è disposto a pagare.

La collaborazione giapponese sopravvive al fallimento della fusione

L’intesa tra i gruppi giapponesi rappresenta anche la conferma che il rapporto tra Honda e Nissan non si è interrotto con il naufragio del progetto di integrazione societaria. Nel febbraio 2025 i due gruppi avevano abbandonato le trattative per una fusione che avrebbe potuto creare un colosso automobilistico da circa 60 miliardi di dollari. Il negoziato si era arenato dopo la proposta di Honda di trasformare Nissan in una controllata, soluzione respinta dal gruppo di Yokohama. Le due società avevano però deciso di mantenere in vita la precedente partnership sull’elettrificazione e sulle tecnologie intelligenti, avviata nel 2024 e successivamente estesa anche a Mitsubishi Motors. 

L’accordo sulle Sdv trasforma ora quella cornice generale in un progetto industriale concreto e di lungo periodo. Già il 28 agosto Nikkei aveva anticipato che le società erano vicine a un’intesa su sistema operativo e computer di bordo, con un possibile debutto nel 2029.

Per Nissan la condivisione degli investimenti è strategica

La cooperazione assume un peso particolare per Nissan, impegnata in una profonda ristrutturazione industriale e finanziaria. Il gruppo guidato da Ivan Espinosa deve ridurre costi, capacità produttiva e complessità della gamma, senza però rinunciare agli investimenti necessari per recuperare terreno nell’elettrico, nella guida assistita e nei veicoli connessi.

Per Honda, che invece è finanziariamente più solida, l’accordo permette di ampliare la scala delle proprie tecnologie e ripartire su una base produttiva più ampia i costi di sviluppo. La vera prova arriverà però nell’esecuzione. Definire standard condivisi senza rallentare i processi decisionali e senza appiattire l’identità dei modelli sarà fondamentale per tradurre l’accordo in un reale vantaggio competitivo. (riproduzione riservata)



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