Lo spread fra i rendimenti dei titoli di Stato francesi e quelli tedeschi non è mai stato così alto dalla crisi della zona euro del 2012. dopo aver toccato in mattinata un picco a 90 punti base, in chiusura di borsa si attestava a 86 punti base (quello dell’Italia è in discesa a 124 punti base). Motivo dell’impennata la possibile crisi di governo, che potrebbe fare perdere il posto al primo ministro Michel Barnier. Alla stessa ora la borsa di Parigi perdeva lo 0,8%.
Barnier sta cercando di approvare un bilancio con 60 miliardi di euro di tagli alla spesa pubblica e aumenti delle tasse nonostante non abbia una maggioranza operativa in parlamento e ha affermato che per riuscirci userà uno strumento costituzionale in grado di scavalcare i parlamentari, una mossa che però lo esporrà però a un voto di sfiducia che potrebbe far cadere il suo governo.
Il bilancio del 2025 è quindi ancora lontano dall'approvazione e il Rassemblement National di Marine Le Pen minaccia di far cadere il governo se le sue richieste non verranno soddisfatte, tra cui il blocco degli aumenti delle tasse sull'elettricità e l'aumento delle pensioni. Le Pen è emersa come una protagonista chiave perché il suo partito Rassemblement National è il più numeroso nella Camera bassa e i suoi voti sarebbero necessari per far passare una mozione di censura.
In un'intervista all'emittente francese TF1 martedì 26, Barnier ha invitato i partiti di opposizione ad approvare il bilancio, sostenendo che se non fosse stato approvato, ci sarebbe stata una «grande tempesta e una turbolenza molto seria sui mercati finanziari».
In un contesto di instabilità politica, la svendita dei titoli di Stato francesi ha spinto il rendimento dei titoli a 10 anni oltre il 3%o, poiché gli investitori si preoccupano della sostenibilità del debito di Parigi. I rendimenti sono ora solo marginalmente inferiori a quelli della Grecia, il Paese al centro della crisi del debito sovrano più di un decennio fa.
Il deficit di bilancio della Francia è sulla buona strada per superare il 6% del pil quest'anno, più del doppio dell'obiettivo dell'Ue del 3%. Bruxelles ha messo la Francia in un processo di monitoraggio del «deficit eccessivo» per spingerla a tagliare i deficit in un periodo di cinque anni. Barnier aveva promesso di riportare il deficit al 5% del pil entro la fine del 2025, un obiettivo che gli economisti ora considerano improbabile, e di tornare entro i limiti dell'Ue entro il 2029.
«È difficile essere troppo ottimisti sulla traiettoria della Francia», ha affermato Mark Dowding, chief investment officer di Rbc BlueBay Asset Management. «C’è il rischio che [i titoli di Stato] possano subire ulteriori pressioni di vendita se il contesto politico dovesse deteriorarsi». (riproduzione riservata)