Con la scomparsa di Silvio Berlusconi si apre il nodo della successione in Fininvest, la holding di partecipazioni della famiglia.
Nel caso il 61,2% di Fininvest posseduto da Silvio Berlusconi venga ripartito fra i 5 figli, il passaggio del controllo passerebbe a Barbara, Eleonora e Luigi, che attualmente controllano il 21,42% piuttosto che a Marina e Piersilvio che controllano ciascuno il 7,65%. La legge ereditaria stabilisce però che 1/3 dell’eredità potrebbe essere assegnato liberamente per via testamentaria.
In questo caso il controllo di Fininvest potrebbe anche passare a Marina e Piersilvio con Barbara, Eleonora e Luigi fermi al 45% circa della società. La stampa riporta che un vecchio accordo siglato al momento della separazione con Veronica Lario stabilirebbe che il controllo di Fininvest passi a Marina e Pier Silvio (entrambi operativi in Mondadori ed Mfe), mentre gli altri figli sarebbero stati compensati con liquidità.
Fininvest oggi possiede il 41,5% delle azioni Mfe (35,1% delle azioni A e il 50,5% delle azioni B) e grazie al voto multiplo ed alle azioni proprie in Mfe ha circa il 50% dei diritti di voto. Il secondo azionista è Vivendi con una quota del 19,8% delle azioni ed il 23,6% dei diritti di voto.
Un comunicato stampa di Fininvest sottolinea che le attività proseguiranno in una linea di assoluta continuità sotto ogni aspetto. Secondo i quotidiani ci sarebbero alcuni gruppi interessati a Mfe, da Discovery che avrebbe in passato avvicinato il gruppo a Vivendi che sarebbe disposta ad accettare un’offerta sulla rete Tim a valori inferiori a quelli richiesti in cambio di un via libera da parte del governo a salire ancora in Mfe.
Secondo gli analisti di Equita Sim, «il governo Meloni sarebbe più intenzionato a ridimensionare il ruolo di Vivendi in Italia piuttosto che farlo crescere magari con l’acquisto di Mediaset». Gli esperti della Sim milanese ritengono che sarà importante verificare i nuovi assetti in Fininvest e «nel caso di un cambio di controllo, rimane sempre il tema del golden power da parte del governo».
Equita ritiene poi che ora potrebbe «accelerare il dossier Rai Way - Ei Towers, che permetterebbe di meglio valorizzare Ei Towers in Mfe». Infine, gli analisti pensano che «debba ridursi lo sconto fra le azioni A e B del gruppo, considerando che avrebbero lo stesso trattamento in caso di cambio di controllo». Anche in una logica di investimento direzionale, rimane sempre il titolo A quello più interessante, scrive Equita, trattando con un rapporto prezzo/utili atteso al 2023 di 7 volte ed un rendimento dell’8%.
Sui titoli Mfe, Equita ha un rating hold e un target price di 0,77 euro sulle azioni B (+3,2% a 0,727 euro per 832 milioni di capitalizzazione) e 0,62 euro su quelle A (+5% a 0,525 euro per 830 milioni di capitalizzazione). (riproduzione riservata)