Il reato contestato alla ministra del Turismo, Daniela Santanchè, resta quello di «truffa aggravata ai danni dell’Inps». E il processo, dunque, va avanti. A stabilirlo è la giudice per l’udienza preliminare, Tiziana Gueli, respingendo mercoledì 20 maggio l’eccezione preliminare presentata dai legali della ministra, sul banco degli imputati per un presunto uso improprio della cassa integrazione durante la pandemia da Coronavirus per i dipendenti di Visibilia Editore e Visibilia Concessionaria.
La difesa della ministra, rappresentata dagli avvocati Salvatore Pino e Nicolò Pelanda, ha tentato di smontare accusa e testimoni nell’ambito dell’udienza preliminare. Ma senza successo, perché le eccezioni presentate sono state entrambe rigettate dalla giudice.
In particolare, la prima richiesta riguardava la riqualificazione del reato da truffa alla più lieve ipotesi di «indebita percezione a danno dello Stato di erogazioni pubbliche». La seconda mirava a far dichiarare inutilizzabili le testimonianze dei dipendenti del gruppo Visibilia che sono stati sentiti durante il procedimento, per «cancellare» una parte dell’impianto accusatorio. Secondo i legali, infatti, i dipendenti che hanno percepito la contestata cassa integrazione andavano sentiti in veste di indagati.
L’udienza preliminare al Tribunale di Milano è poi andata avanti con l’ascolto in aula di Paolo Concordia, ex collaboratore esterno del gruppo. In aula i pm titolari dell’inchiesta, Maria Giuseppina Gravina e Luigi Luzi.
Durante l’interrogatorio, secondo quanto riportano le agenzie di stampa, Concordia (all’epoca collaboratore esterno di Visibilia addetto alla tesoreria del gruppo) ha scagionato la senatrice di FdI sostenendo che fu il cda del gruppo a deliberare l’avvio della cassa integrazione, ma che poi fu lui a gestire tutta la procedura.
Il procedimento è stato dunque aggiornato al 9 luglio prossimo, quando la parola passerà ai pm Luigi Luzi e Marina Gravina, che ribadiranno la propria richiesta di rinvio a giudizio. Non è escluso che stessa Santanchè decida si farsi interrogare in aula. A prospettarlo sono gli stessi difensori della senatrice di FdI, gli avvocati Niccolò Pelanda e Salvatore Pino. L’eventuale esame della ministra sarebbe comunque programmato per un’udienza successiva, ancora da fissare in calendario. (riproduzione riservata)