La Bce ha imposto per la prima volta una sanzione periodica legata ai rischi climatici di una banca europea. Francoforte ha inflitto una sanzione di 188 mila euro alla spagnola Abanca per il mancato rispetto di una richiesta Bce che a dicembre 2023 aveva imposto all’istituto di valutare la rilevanza dei rischi climatici e ambientali (il cosiddetto «materiality assessment»).
La Vigilanza ha chiesto allora alla banca di rafforzare l’identificazione dei rischi rilevanti a cui era esposta e ha segnalato l’accumulo di sanzioni pecuniarie periodiche in caso di mancato rispetto del requisito entro marzo 2024. Le penalità periodiche maturano per ogni giorno di violazione. Abanca non ha soddisfatto la richiesta sulla valutazione di «materialità» per 65 giorni nel 2024.
Per definire le sanzioni pecuniarie periodiche e il loro importo complessivo, la Bce considera la rilevanza dell’inadempienza, la durata della violazione e il fatturato giornaliero dell’ente vigilato.
La Bce ha già adottato diverse misure per garantire che le banche identifichino e gestiscano i rischi climatici, attenendosi a un processo di escalation. Così Francoforte ha attuato misure di vigilanza invasive in modo progressivo, inizialmente sotto forma di aspettative e in seguito attraverso decisioni giuridicamente vincolanti.
Il processo è iniziato nel 2020 con la pubblicazione della guida Bce che ha indicato alle banche le modalità di gestione dei pericoli ambientali. Nel 2022 la Vigilanza ha condotto uno stress test sui rischi climatici e ha individuato alcune carenze rilevanti.
Alla luce dei risultati, tutte le banche vigilate hanno ricevuto lettere di feedback con scadenze scaglionate specifiche per gestire i rischi climatici alla luce delle aspettative di vigilanza. Nei casi in cui le scadenze non sono state rispettate, la Bce ha imposto requisiti vincolanti che prevedono l’accumulo di penalità periodiche. Abanca può impugnare la decisione della Bce alla Corte di Giustizia dell’Ue.
Intanto in un rapporto separato la Bce ha mostrato che l’Italia, assieme a Austria e Croazia, è tra i Paesi con il minor sostegno alla moneta unica (poco più del 70% contro una media dell’83%). (riproduzione riservata)