Con in mano una tregua tra Israele e l’Iran e una debole risposta di Teheran all’attacco degli Stati Uniti d’America, calibrata per evitare un’escalation, Donald Trump è atteso al tavolo della Nato, che ha preso il via alle 10 di martedì 24 giugno con il discorso del segretario generale, Mark Rutte.
Un vertice, quello in corso all’Aia, che si apre con le richieste del presidente americano già esaudite: gli alleati aumenteranno le spese militari fino al 5% del prodotto interno lordo (portando le spese per la difesa al 3,5% del pil e quelle per la sicurezza all’1,5%). Un accordo raggiunto nel fine settimana nonostante un no tardivo del premier spagnolo Pedro Sanchez.
«L’Europa della difesa si è finalmente risvegliata», ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, durante la sessione plenaria del Nato Summit, «ma il modo in cui investiamo è altrettanto importante di quanto investiamo».
«La Russia produce in tre mesi le armi che vengono prodotte dall’Europa in un anno e ciò non è sostenibile. Dobbiamo quindi incrementare la produzione in ogni settore, dalle munizioni ai droni e all’intelligenza artificiale», ha detto il segretario generale Mark Rutte, che ha poi definito Mosca come «la principale minaccia per l’alleanza, sia nell’immediato sia nel lungo periodo». Se i membri della Nato «non agiranno ora» aumentando quindi la produzione militare il Cremlino «tenterà qualcosa nei prossimi tre/sette anni» ai danni dell’alleanza.
Posizione condivisa anche dalla presidente della Commissione Ue: «Sappiamo che la Russia sarà in grado di mettere alla prova i nostri impegni di difesa entro i prossimi cinque anni. Entro il 2030, l’Europa deve avere tutto ciò che serve per una deterrenza credibile. Questo è ciò che chiamiamo Readiness 2030, ma richiede una nuova mentalità per tutti noi».
«Dobbiamo essere pronti a lasciare la nostra zona di comfort. Dobbiamo essere pronti a esplorare nuovi modi di fare le cose, mettendo insieme la tecnologia e la difesa, la capacità civile e militare, in Europa e, naturalmente, al di là dell'Unione europea», ha concluso.
I membri europei della Nato dovrebbero «smettere di preoccuparsi» di un possibile affievolimento dell’impegno americano per l’alleanza e «assicurarsi di investire» nell’industria militare e «continuare il sostegno all'Ucraina», in modo da soddisfare le richieste di Washington.
«Gli Stati Uniti sono ancora con noi e sono per la Nato una guida superiore», ha detto Rutte precisando che questo dubbio gli viene sollevato dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. «Dobbiamo finalmente andare incontro alle loro aspettative e affrontare il problema che, come europei e canadesi, non spendiamo abbastanza. Gli Stati Uniti vogliono che lo comprendiamo: con il famoso 5% (di pil speso in difesa) ci arriveremo».
Accogliendo poi Volodymyr Zelensky al vertice, Rutte ha spiegato che la Nato sta «costruendo un ponte» per l’ingresso dell’Ucraina, anticipando che nel comunicato finale del vertice sarà utilizzato «un linguaggio importante» sul sostegno a Kiev. «Abbiamo ragione di pensare che per il 2025 avremo più aiuti militari dell’anno scorso, oltre 50 miliardi», ha aggiunto. «La decisione presa al summit della Nato di Washington, di un percorso irreversibile dell’Ucraina verso l’Alleanza, è importante ed è importante che non cambi», il commento del presidente ucraino.
In due giorni 45 capi di Stato e di governo, 45 ministri degli esteri e altrettanti ministri della difesa, 900 ospiti, 6 mila membri di delegazione, 2 mila giornalisti e 9 mila partecipanti. Sono i numeri del vertice Nato dell’Aja, messi in ordine da La Presse in occasione dell’inizo del summit.
I 32 leader dell’Alleanza atlantica, compresa la premier Giorgia Meloni e il presidente Donald Trump, sono attesi nella sera di martedì 24 giugno alla cena al Royal Palace «Huis ten Bosch», ospiti del Re Guglielmo Alessandro e della Regina Màxima. Atteso anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Sono invitati a partecipare anche i primi ministri di Australia, Giappone e Nuova Zelanda, i presidenti di Corea del Sud e Ucraina, e i presidenti del Consiglio europeo e della Commissione europea. (riproduzione riservata)
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