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Valute, dove conviene investire secondo Goldman Sachs

25 giugno 2023, 09:29 Ultimo aggiornamento: 09:44

Le previsioni di Goldman Sachs sui principali cambi a 3, 6 e 12 mesi. Quali sono le valute vincenti e quali quelle che proteggono dall’inflazione

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Gli analisti di Goldman Sachs hanno condotto un’analisi sull’andamento delle principali valute mondiali: dalla sterlina al dollaro, dal real brasiliano all’euro, dal franco svizzero allo yen, dal renminbi cinese alla corona norvegese, dal peso filippino alla rupia indiana e dal dollaro taiwanese al won sudcoreano.

Real brasiliano: c’è spazio per un rafforzamento

La divisa sudamericana si è rafforzata del 5% rispetto al dollaro lo scorso mese. «Non solo il cambio dollaro/real brasiliano ha superato le nostre previsioni di breve termine, ma adesso è anche vicino al nostro obiettivo a 12 mesi di 4,80», affermano gli esperti di valute di Goldman Sachs, spiegando che l’andamento dell’economia brasiliana ha contribuito alla recente performance della valuta: la discesa a sorpresa dell’indice dei prezzi al consumo a maggio, unita al rafforzamento del tasso di cambio e al calo delle aspettative di inflazione, viene accolta con favore dalla Banca centrale brasiliana, spingendola ad adottare una politica più accomodante. Intanto, all’inizio di questa settimana, con una mossa inaspettata, l’agenzia S&P ha rivisto l’outlook sul rating del debito estero del Brasile, portandolo da stabile a positivo per via del quadro che sta emergendo in materia di politica fiscale. «Dato che è insolito vedere correzioni di questo tipo prima della completa implementazione di una riforma, pensiamo che probabilmente ci siano altri fattori nel modello di rating di S&P alla base di questa revisione dell'outlook, tra cui il forte calo del tasso d'inflazione globale», riconoscono gli esperti, aggiungendo che nella misura in cui questa decisione riflette anche un miglioramento su larga scala dei fondamentali macroeconomici, è anche una buona notizia per il mercato dei cambi. «Finché il contesto nazionale rimarrà favorevole, riteniamo che il real possa continuare a restituire rendimenti positivi», prevedono a Goldman Sachs. Anche se è probabile che si verifichi un certo rallentamento dopo un rally, gli esperti avvertono che il cambio spot dollaro/real ha ancora spazio e tempo sufficiente prima di essere considerato costoso, «in quanto tratta con un 10% in meno rispetto al nostro fair value di 4,30», spiegano gli esperti. Date queste premesse, le previsioni su dollaro/real scendono a 4,6, 4,4 e 4,4 rispettivamente per i prossimi 3, 6 e 12 mesi da 4,9, 4,85 e 4,8.

Il franco svizzero beneficia dell’inflazione globale

Secondo Goldman Sachs, i mercati stanno ancora scontando la rilevanza del differenziale di inflazione per il franco svizzero, mentre la Banca nazionale svizzera preferisce mantenere un tasso di cambio reale pressoché stabile, se non addirittura in leggero apprezzamento, per contenere le pressioni inflazionistiche. A differenza della maggior parte delle banche centrali del G10, la Bns non ha un obiettivo di inflazione del 2%, bensì dello 0%, ed è per questo che la divisa elvetica mostra una buona performance quando l'inflazione è alta nel resto del mondo. Difatti «i segnali di un'inflazione più persistente comportano una diminuzione del fair value del cambio euro/franco, cosa che si traduce in un forte ancoraggio per la valuta svizzera», precisano gli analisti di Goldman Sachs per i quali la strategia sell call risulta redditizia nel momento in cui il cambio euro/franco si posiziona al di sotto di circa 0,99 rispetto allo spot di 0,98 e alla previsione di 0,95 a tre mesi.

La coppia euro/dollaro è ora tornata a 1,10

L’ultimo messaggio della Bce è stato chiaro: le prospettive dell'inflazione sono preoccupanti, i tassi verranno alzati il prossimo mese e per ora non si parla di "pausa". La coppia euro/dollaro è ora tornata al livello 1,10 per la terza volta quest'anno e «siamo scettici sul fatto che la divisa europea possa uscire da questo range con lo scenario attuale». La debolezza del settore manifatturiero globale, influenzata dal rallentamento della domanda da parte della Cina, ha pesato sull’Europa, mentre un incremento dei prezzi del gas potrebbe deteriorare ulteriormente la situazione sul fronte inflazione. «Dati tutti questi fattori, facciamo fatica a vedere come l'area euro possa attrarre flussi di capitale», ammettono gli analisti. Inoltre, «le nostre stime su inflazione e crescita del continente restano inferiori rispetto a quelle della Bce». Per questi motivi, gli esperti mantengono la previsione sul cambio a 1,10 a fine anno, mentre ravvisano rischi al ribasso nel breve termine in seguito al recente rialzo. In particolare, le stime di Goldman Sachs sul cambio euro/dollaro passano a 1,07, 1,1 e 1,12, rispettivamente, per 3, 6 e 12 mesi dai 1,05, 1,05 e 1,10 precedenti. Il consiglio resta quello di cercare opportunità di copertura contro un'inflazione più rigida e dei tassi più alti. Per quanto riguarda questo secondo aspetto, un posizionamento long sul cambio euro/corona svedese con target 12 è la scelta più indicata.

Debolezza persistente per il renminbi cinese

La divisa cinese è rimbalzata la scorsa settimana, in parte grazie al disgelo delle tensioni geopolitiche e alle aspettative di un intervento politico a favore della crescita del Paese. «Tuttavia ci aspettiamo una debolezza persistente per la valuta dal momento che il sostegno politico è esso stesso un impulso negativo per essa», indicano gli analisti di Goldman Sachs. Di fronte al rallentamento della domanda interna, al calo sostanziale delle esportazioni e alla scarsa estensione del credito a maggio, la Banca popolare cinese ha tagliato i tassi la scorsa settimana, fornendo così un ulteriore stimolo politico. «La combinazione di dati deboli ad aprile e maggio e una politica monetaria più accomodante mette sotto pressione il renminbi», avvertono gli analisti. Inoltre, con i dati in calo sulle esportazioni, la Banca popolare cinese si sta dimostrando più tollerante sul deprezzamento della valuta. «Per queste ragioni modifichiamo le nostre stime e prevediamo ora un cambio dollaro/renminbi a 7,2, 7,1 e 6,9 su un orizzonte, rispettivamente, di 3, 6 e 12 mesi dai precedenti 7,1, 7 e 6,8».

Sterlina ai massimi post Brexit

La sterlina si è apprezzata notevolmente negli ultimi mesi: «il nostro trade-weighted index (TWI) reale è salito del 7% rispetto ai minimi di marzo ed è del 14% in meno rispetto al crollo dello scorso autunno», osservano gli analisti di Goldman Sachs.

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Di fatto, la valuta ha appena segnato un nuovo massimo post-Brexit e secondo gli esperti tale andamento al rialzo dovrebbe proseguire. Determinante, però, rimane la risposta politica all'inflazione. «Continuiamo a pensare che la Banca centrale inglese manterrà il suo approccio colomba e questo potrebbe rappresentare una sfida per la valuta inglese, ma allo stesso tempo pensiamo che i dati economici solleciteranno una risposta abbastanza forte che sarà di supporto alla moneta nel tempo», fanno sapere.

Cambio dollaro/yen giapponese al rialzo

Nel suo ultimo incontro la Banca centrale giapponese ha reso noto di non voler variare la sua attuale politica accomodante, come da previsioni. Quanto alle prossime settimane, «se la BoJ dovesse sorprendere con l'eliminazione del controllo della curva dei rendimenti piuttosto che con un semplice aggiustamento, secondo la nostra analisi aggiornata, potrebbe esserci un sell-off del 4-5%», prevedono a Goldman Sachs. A meno che la banca centrale non disponga un incremento dei tassi, gli analisti ritengono che la forza della divisa nipponica nel medio termine sia ancora limitata, nonostante la valutazione positiva e l’afflusso di azioni straniere. Le ultime revisioni al rialzo di Goldman Sachs sulle previsioni sui tassi terminali Usa e sull'indice S&P 500 aprono la strada alla possibilità che il cambio dollaro/yen si avvicini a quota 145 nel prossimo mese, oltre quindi l’attuale stima di 140 a 3 mesi. «Questo, unito al rischio di un rinnovato atteggiamento da falco della Fed nei confronti dell'inflazione vischiosa, fa sì che le nostre proiezioni sulla traiettoria del cambio dollaro/yen nei prossimi 12 mesi siano orientate al rialzo».

Corona norvegese sotto pressione

Il cambio euro/corona sembra aver raggiunto il picco. Allo stesso tempo, a fronte di un'inflazione ostinatamente forte, la Banca centrale norvegese ha attuato un'ulteriore stretta la scorsa settimana, aggregandosi alle politiche del gruppo di Banche centrali del G10. «Date queste premesse, si preferisce un posizionamento short sulla corona norvegese: “riteniamo che sia più sicuro, data la debolezza delle prospettive interne».

Trend delle principali valute dei mercati emergenti

Goldman Sachs consiglia un posizionamento short sul cambio peso filippino/rupia indiana e sul cambio dollaro taiwanese/won sudcoreano. «Ci aspettiamo che la sottoperformance della divisa filippina venga sostenuta da un ampio disavanzo delle partite correnti pari a circa il 3-4% del pil, abbinato a una scarsa presenza di afflussi strutturali per coprire questo deficit», sottolineano gli esperti. Al contrario, l'India ha visto quest'anno afflussi azionari per circa 7,5 miliardi di dollari di capitale e le sue partite correnti continuano a beneficiare di un significativo aumento delle esportazioni di software e servizi alle imprese, il che ha indotto gli esperti a rivedere al rialzo le previsioni sulle partite correnti per il 2023 a -1,4% del pil dal precedente -2,4%. Per Goldman Sachs un posizionamento long sulla moneta indiana è considerato una strategia difensiva, in quanto la rupia tende a sovraperformare le altre valute dei mercati emergenti quando il dollaro si rafforza. Attesa una sovraperformance per il won sudcoreano, in quanto la bilancia commerciale della Corea mostra un miglioramento dovuto al calo dei prezzi del petrolio, alla ripresa del ciclo dei semiconduttori, al rimpatrio dei profitti accumulati all'estero e agli sforzi di reshoring nei settori automobilistico e tecnologico. Inoltre, per gli esperti le esportazioni di chip della Corea supereranno quelle di Taiwan. Intanto, le tensioni geopolitiche dovrebbero rimanere elevate dopo il recente accordo commerciale tra Stati Uniti e Taiwan e le esercitazioni militari nello stretto di Taiwan, mentre le elezioni presidenziali del gennaio 2024 potrebbero incrementare il livello di incertezza politica. «La nostra analisi suggerisce che il won è più sensibile alle azioni Usa rispetto al dollaro taiwanese. Pertanto, un contesto globale più pro-ciclico favorirebbe la sovraperformance del won rispetto alla moneta di Taiwan», concludono gli analisti di Goldman Sachs.

(riproduzione riservata)



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