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Utilities, corsa ai bond. Attesi fino a 16 miliardi di emissioni nel 2025. Chi ne beneficia

01 ottobre 2025, 20:30 Ultimo aggiornamento: 02 ottobre 2025, 09:56

La promozione di Fitch abbassa il costo del debito e incentiva i collocamenti. Snam potrebbe emettere un ibrido. L’analisi di Intesa Sanpaolo

Le utilities italiane hanno registrato risultati solidi nel primo semestre 2025, in linea con il consenso Bloomberg. E hanno confermato la guidance per l’intero esercizio. Gli analisti ora si aspettano una quarto trimestre in linea con l’andamento dell’anno: il settore nel complesso (A2A, Acea, Enel, Erg, Hera, Iren, Italgas, Snam e Terna) dovrebbe registrare un ebitda aggregato in crescita del 3% rispetto al 2024 e del 10% rispetto al 2023. Lo scenario, secondo gli analisti di Intesa Sanpaolo, che dedicano un report ad hoc sui bond emessi dalle utilities, dovrebbe rimanere favorevole grazie alla buona visibilità sui risultati soprattutto per le società regolate e grazie al ridimensionamento del rischio-Italia, con la recente promozione da parte di Fitch.

Un settore solido e in crescita

Il consenso attuale prevede un ebitda aggregato per il sotto settore dei titoli regolati in crescita del 14% rispetto al 2024, anche grazie al consolidamento di 2i Rete Gas da parte di Italgas. Per le utilities non regolate, l'ebitda appare in prospettiva muoversi in maniera più piatta, effetto della normalizzazione della produzione idroelettrica e dei margini sulla fornitura energetica.

A livello aggregato di settore, le emissioni totali a fine anno potrebbero aggirarsi intorno ai 15-16 miliardi di euro (14,7 miliardi nel 2024) includendo sia debito senior che ibrido, denominato in euro e dollari, spiega a MF-Milano Finanza Alessandro Chiodini, analista Credit Research Intesa Sanpaolo, autore del report. La stima tiene conto della recente emissione da parte di Enel per un importo complessivo di 4,5 miliardi di dollari equivalenti a circa 3,8 miliardi di euro.

Arriva l’ibrido di Snam?

Per il resto dell’anno l'esperto si aspetta un rallentamento dell’attività di emissione, in linea con la stagionalità storica e stima ulteriori 1,0-1,5 miliardi di bond entro dicembre. Snam potrebbe essere un potenziale emittente ibrido nei prossimi mesi, avverte Chiodini.

«Il settore delle utilities», ricorda l’esperto di Intesa Sanpaolo, «necessita di elevati investimenti, anche in relazione alla transizione energetica in atto. Investimenti in parte coperti da emissioni di titoli di debito. Data la forte esposizione verso l’Italia, i rating delle utilities sono molto spesso legati al giudizio sovrano. Di conseguenza, un miglioramento del rating dell’Italia può comportare un miglioramento sui giudizi delle singole società e quindi delle condizioni di finanziamento applicate da parte del mercato». Le emissioni del settore rimangono sempre importanti in termini di volumi, avverte Chiodini, «sicuramente costi più bassi di finanziamento possono supportare il mercato primario».

I benefici di emettere un bond ibrido

Una tipologia di strumenti che l’analista reputa interessante sono i bond ibridi, che a fine settembre vedevano le emissioni ammontare a 2,5 miliardi di euro. L'obbligazione più vicina alla call, nel 2027 (richiamo previsto da parte dell'emittente) rende attorno al 3,2%. I titoli ibridi, ricorda l’esperto, «sono strumenti con durate molto lunghe o anche perpetui. In genere sono titoli subordinati, cioè in caso di default dell’emittente, i detentori sarebbero subordinati, ai fini di un eventuale rimborso del capitale, rispetto ai detentori di titoli senior o con ranking più alto».

Per compensare queste caratteristiche, il mercato richiede il pagamento di cedole più alte rispetto ai titoli non subordinati emessi dallo stesso emittente. In genere, le agenzie di rating considerano come debito solo il 50% dell’ammontare di un bond ibrido perpetuo, mentre il restante viene considerato come equity (ad esempio un bond emesso per 1 miliardo di euro verrà considerato come debito solo per 500 milioni da parte delle agenzie). Questo fatto, ragiona Chiodini, «si ripercuote positivamente sul calcolo dei ratios utilizzati dalle agenzie per l’assegnazione dei rating all’emittente. Un fattore che può essere importante per società con piani di investimento elevati». Ai fini contabili, inoltre, i titoli ibridi emessi come perpetui (senza scadenza) possono essere contabilizzati come equity da parte dell’emittente. Da ricordare, però, che sempre lato emittente, gli ibridi sono titoli più costosi. (riproduzione riservata)



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