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Guerra in Iran, la premier Meloni: nessun aereo Usa partito da basi italiane, Teheran colga l’occasione per un accordo sul nucleare
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Guerra in Iran, la premier Meloni: nessun aereo Usa partito da basi italiane, Teheran colga l’occasione per un accordo sul nucleare

23 giugno 2025, 13:17 Ultimo aggiornamento: 18:52

La presidente a Montecitorio prima del Consiglio Europeo: stiamo studiando lo spostamento temporaneo dell’ambasciata italiana in Iran in Oman. L’arma atomica in mano a Teheran innescherebbe una pericolosa corsa al nucleare negli altri Paesi dell’area. Serve il cessate il fuoco a Gaza, lo chiediamo a Israele immediatamente 

«Nessun aereo americano è partito da basi italiane e la nostra nazione non ha preso parte all’operazione militare in alcun modo», lo ha assicurato lunedì 23 la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in aula della Camera per le comunicazioni in vista del Consiglio Europeo. 

È anzi «velleitario» l’atto di «speculare su scenari che non si sono realizzati» ha replicato la premier in Aula, precisando che «una decisione del genere (quella di utilizzare le basi militari italiane, ndr) dovrebbe fare un passaggio parlamentare».

Il governo è preoccupato da acuirsi della crisi 

Il «frangente internazionale», comunque, «è particolarmente complesso» ha ammesso, perché «alla guerra in Ucraina e a quella sulla striscia di Gaza si è aggiunta l’escalation in Medio Oriente». Non a caso all’indomani dell’operazione Martello di Mezzanotte, l’esecutivo ha convocato una riunione d’urgenza e si è mobilitata per «garantire la sicurezza dei connazionali» . 

«Un convoglio con 122 persone a bordo di connazionali ha già raggiunto l’Egitto e stiamo lavorando per ridurre la nostra presenza a Teheran», ha specificato la premier, sottolineando che «questa mattina un terzo convoglio guidato dai carabinieri con 67 persone a bordo inclusi alcuni dipendenti dell’ambasciata è partito da Baku. Ed è allo studio possibilità di ricollocare la nostra ambasciata temporaneamente in Oman»

Al centro dell’attenzione italiana ci sono «le ipotesi di risposta da parte iraniana» e la situazione dello stretto di «Hormuz, luogo strategico per le economie globali, capace di condizionare il prezzo del petrolio e dell’energia a livello mondiale. Ma, in ogni caso, ci siamo già occupati di assicurare all’Italia gli approvvigionamenti necessari».

Teheran colga l’opportunità per un accordo sul nucleare

Sulla crisi la posizione dell’esecutivio è «molto chiara: Reputiamo molto pericolosa l’ipotesi che l’Iran si doti dell’arma nucleare» perché «un Iran come potenza nucleare non rappresenterebbe un pericolo vitale per Israele» ma innescherebbe «un effetto domino molto pericoloso anche per noi» dal momento che «avvierebbe una rincorsa a dotarsi di armi atomiche da parte degli altri attori dell’area». Per la premier, dunque, «solo un’azione diplomatica può garantire la pace nella regione ed è la ragione per cui avevamo sostenuto le negoziazioni fra Usa e Iran».

«È giunto il tempo di abbandonare ambiguità e distinguo: l’Iran deve evitare ritorsioni contro gli Stati Uniti e cogliere l’opportunità, oggi, di un accordo con Washington sul proprio programma nucleare, consapevole che è possibile portare avanti un programma civile in un modo che garantisca la totale assenza di fini militari, ha proseguito la premier, ricordando che in termini di sviluppo di energia nucleare pacifica «gli Emirati sono un esempio nella regione». 

Le regole del patto stabilità siano compatibili con le spese per la difesa

«Nel 2014 gli Stati Membri si erano impegnati a raggiungere spese della difesa pari al 2% del pil. Da allora tutti i governi italiani hanno confermato quell’impegno senza mai raggiungerlo. È un obiettivo che adesso abbiamo raggiunto, rispettando la parola. Lo abbiamo fatto sia rilanciando la nostra capacità di difesa, sia inserendo nel computo delle spese le voci che altre nazioni già considerano. Spese che rientrano in quell’approccio allargato della difesa che sono proprie del concetto strategico Nato». 

Al vertice dell’Aja che si aprirà martedì 24 giugno «ci confronteremo sulla proposta del segretario Rutte sul potenziamento della capacità difensiva dell’alleanza», ha detto Meloni, ricordando che «saremo chiamati ad assumere impegni all’altezza della complessità del tempo che viviamo. Impegni che dovranno essere chiari, trasparenti e soprattutto sostenibili dal punto di vista economico: sia per questo governo sia per quelli che verranno». 

«Resta ferma la necessità al livello europeo di rendere compatibili le regole del patto di stabilità con l’incremento delle spese di difesa concordate con gli alleati: in particolare con riferimento alle procedure di deficit eccessivo riguardo cui è necessario conseguire una parità di trattamento. L’impegno è arrivare al 3,5% del pil in spese di difesa e all’1,5% in spese di sicurezza. Sono impegni necessari che l’Italia rispetterà, finché questo governo resterà in carica». Grazie alla «mediazione voluta e ottenuta» dall’Italia «avremo un periodo temporale di 10 anni per raggiungere il 3,5% di spese per la difesa, libertà sugli aumenti annuali senza alcun limite minimo anno per anno e possibilità di revisione degli impegni nel 2029». 

Mosca non si sta impegnando al tavolo negoziale

Nel suo discorso la premier ha poi dedicato ampio spazio alla guerra in Ucraina ammettendo che, «purtroppo, al momento, non vediamo la volontà della Federazione Russa di volersi seriamente impegnare al tavolo negoziale, come dimostrano i sistematici e premeditati attacchi russi contro gli obiettivi civili. Penso, quindi, che in questa fase sia importante esercitare sulla Russia una pressione coordinata, e siamo pronti a farlo con il diciottesimo pacchetto sanzionatorio attualmente in discussione a Bruxelles, incentrato sulla flotta ombra di petroliere riconducibili alla Russia, utilizzate per aggirare le sanzioni, e più in generale sul settore energetico e su quello bancario». 

«Intendiamo continuare a sostenere l’Ucraina nella sua legittima autodifesa, ma anche nella prospettiva della ricostruzione, una delle più importanti scommesse sul suo futuro di Nazione sovrana, libera e prospera. Il 10 e 11 luglio ospiteremo a Roma l’Ukraine Recovery Conference e in quella sede torneremo a ribadire il nostro impegno per garantire al popolo ucraino un futuro di pace e benessere», ha detto Meloni. 

Meloni al lavoro con Macron e Merz per settore automobilistico

Il Consiglio Europeo «sarà l’occasione per discutere anche dei passi avanti fatti sui temi della competitività» rispetto allo scorso marzo. «Sosteniamo e incoraggiamo gli sforzi di semplificazione profusi dalla Commissione attraverso i diversi Pacchetti Omnibus e ci attendiamo dalla Commissione proposte efficaci per far tornare l’Europa al centro dell’innovazione tecnologica»

Per quanto riguarda il settore automobilistico europeo, «sappiamo che è un settore che sta attraversando una vera e propria crisi, e sappiamo che quella crisi ci impone di rispondere con coraggio», in questo senso, la premier ha annunciato si sta «lavorando insieme al presidente Macron e al cancelliere Merz per definire delle linee comuni a sostegno del settore automobilistico europeo». (riproduzione riservata)



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