La premier italiana, Giorgia Meloni, «mi piace molto. Vedremo che succede», ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, rispondendo a chi gli chiedeva se avrebbe risparmiato l'Italia dall'inasprimento dei dazi minacciato contro i Paesi europei.
La relazione tra i due leader è sicuramente amichevole. Come infatti anticipato ai microfoni di Class Cnbc («Giorgia Meloni è fantastica, parlerò con lei per discutere con l’Europa»), la premier è stata l’unica leader europea alla cerimonia di insediamento.
Se il rapporto personale Meloni-Trump, riuscisse a rappresentare uno scudo contro il protezionismo Usa, l’Italia tirerebbe un respiro di sollievo. La Penisola è infatti esposta «in modo significativo» all'eventuale inasprimento dei dazi da parte degli Stati Uniti, secondo quanto osservato dalla Banca d'Italia nell'ultimo bollettino economico. Gli Usa sono il secondo Paese dopo la Germania per vendite estere di beni nazionali. L'incidenza del mercato di sbocco statunitense è quasi raddoppiata dall'inizio dello scorso decennio ed è arrivata all'11% delle esportazioni nel 2023, per un totale di 63 miliardi di euro. Basti pensare che un'azienda esportatrice italiana su tre vende prodotti o servizi negli Usa.
Bankitalia ha sottolineato che un inasprimento dei dazi avrebbe effetti significativi per tutte queste imprese, ma soprattutto per le pmi che hanno in media un'esposizione al mercato Usa per il 7% del fatturato e per il 27% delle esportazioni. Le grandi aziende esportatrici hanno invece un'esposizione media agli Usa pari al 5% dei ricavi e al 15% dell'export.(riproduzione riservata)