Le conseguenze dello shutdown più lungo della storia statunitense (37 giorni) si fanno sentire anche sui trasporti interni agli Usa.
La Federal Aviation Administration (FAA), l'agenzia Usa per l'aviazione civile, ha annunciato che ridurrà del 10% il traffico aereo in 40 aeroporti a partire da oggi, venerdì 7 novembre. Si stima un taglio di oltre 4mila voli al giorno. Questo per garantire la sicurezza e per alleviare la pressione sui controllori del traffico aereo e sul sistema aeronautico. D’altronde la chiusura parziale del governo a stelle e strisce ha costretto a lavorare senza stipendio, dal primo ottobre, 13 mila controllori di volo e 50 mila agenti della Transportation Security Administration (TSA).
Non stupisce che quindi dall’inizio dello shutdown già 3,2 milioni di passeggeri sono stati colpiti da disservizi e i ritardi e le cancellazioni sono destinate ad aumentare, proprio mentre si va verso quello che è considerato uno dei picchi del traffico aereo per il Ringraziamento a fine novembre.
L’impatto delle cancellazioni sarà simile a quello di una giornata di maltempo intenso, ha spiegato un dirigente di una compagnia aerea all'emittente americana. Tuttavia, a differenza di una tempesta, saranno distribuite su più città anziché concentrate in una sola area geografica.
Intatti tra gli aeroporti interessati figurano i tre principali hub di New York City – New York LaGuardia, New York John F. Kennedy International e Newark Liberty International –, Los Angeles, Chicago, Atlanta, Dallas e Washington, il Boston Logan International, il Philadelphia International e il Teterboro nel New Jersey. Ma anche terminal destinati al transito merci come Louisville in Kentucky; Memphis; Anchorage in Alaska e Ontario in California.
Da notare che - almeno per ora - i voli internazionali dovrebbero essere esclusi dai tagli.
Le conseguenze però dello shutdown del governo statunitense si fanno sentire sui dipendenti del Paese anche fuori dai confini
In Italia ad esempio sono quasi 5.000 i lavoratori nelle basi militari e nelle caserme (da Aviano a Vicenza), che reclamano lo stipendio da più di un mese.
Lo scorso 22 Ottobre la Jcpc, commissione paritetica sul personale civile che rappresenta le forze armate americane in sede negoziale con i sindacati, ha comunicato un possibile ritardo dei pagamenti delle retribuzioni dei lavoratori italiani, senza indicare nessun altro riferimento temporale. D’altronde tutto è nelle mani del Congresso e della sua capacità di rompere lo stallo sulle approvazioni delle leggi di bilancio. (riproduzione riservata)