Il Tesoro non sia neutrale nella partita per il futuro del Monte dei Paschi e faccia pesare il 4,8% ancora detenuto dallo Stato per difendere l’autonomia della banca senese.
Eugenio Giani alza il livello dello scontro sull’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo e chiama direttamente in causa il governo: il ministero dell’Economia, secondo il presidente della Regione Toscana, non può limitarsi ad assistere alla partita ma deve utilizzare la propria quota in assemblea per tutelare identità, occupazione e sede storica di Rocca Salimbeni. È questo il messaggio politico più forte arrivato dal consiglio comunale straordinario di Siena dedicato al futuro di Mps, dove Regione, Comune e Provincia hanno ribadito una linea comune contro qualsiasi ipotesi che possa portare allo smembramento o alla perdita di autonomia della banca. «C’è un 4,8% dello Stato. Quando si va all’assemblea dei soci, questo 4,8% dal governo deve essere utilizzato in modo attivo per la tutela di questo patrimonio italiano», ha scandito Giani.
Un invito diretto al Mef, che ha congelato la vendita della partecipazione residua proprio per non interferire con le operazioni in corso sul Monte. Il presidente della Toscana ha richiamato anche il precedente tentativo di aggregazione con Unicredit, quando le trattative tra il Tesoro e la banca guidata da Andrea Orcel si conclusero senza accordo. Secondo Giani, anche allora la compattezza delle istituzioni locali contribuì a evitare che Mps perdesse la propria autonomia.
«Ce l’abbiamo già fatta», ha ricordato, sostenendo che oggi occorre muoversi con la stessa determinazione.
A dare il senso della straordinarietà della giornata è stata la composizione stessa dell’aula. Il consiglio comunale monotematico, presieduto da Davide Ciacci e dedicato esclusivamente alle iniziative istituzionali per salvaguardare il Monte dei Paschi e il suo radicamento con Siena, è stato aperto agli interventi esterni e ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della politica, delle università, dei sindacati e persino delle Contrade. In apertura Ciacci ha letto un messaggio del presidente di Mps, Cesare Bisoni, che ha ringraziato il consiglio comunale «per l’attenzione riposta sulla banca» scusandosi a nome dei vertici per non aver potuto partecipare ai lavori.
In aula, oltre al sindaco Nicoletta Fabio, alla presidente della Provincia Agnese Carletti e a Giani, rappresentanti politici di maggioranza e opposizione, il rettore dell’Università di Siena Roberto Di Pietra, esponenti dell’Università per Stranieri e delle organizzazioni sindacali.
A sottolineare il carattere cittadino, oltre che politico, della mobilitazione anche la presenza della rettrice del Magistrato delle Contrade, Benedetta Mocenni, del presidente della Camera di commercio Massimo Guasconi e del presidente della Fondazione Mps Riccardo Coppini. Ad assistere ai lavori anche una delegazione di lavoratori ex Beko. Un parterre che fotografa quanto, a Siena, la partita sul Monte continui a essere percepita come una questione che va ben oltre gli equilibri azionari della banca.
La sindaca di Siena, Nicoletta Fabio, ha aperto la seduta straordinaria del Consiglio comunale indicando una serie di punti considerati «irrinunciabili»: tutela dei lavoratori e delle professionalità, mantenimento in città delle funzioni direzionali, strategiche e operative, difesa del marchio Monte dei Paschi di Siena, radicamento territoriale e salvaguardia dell’autonomia e dell’integrità della banca. A questi si aggiunge la tutela dello «straordinario patrimonio storico, artistico, archivistico e culturale» del Monte. Fabio ha però chiarito che le istituzioni non intendono sostituirsi al mercato.
«Non siamo qui per sostituirci agli azionisti o per decidere operazioni che spettano al mercato, agli organi societari e alle Autorità di vigilanza», ha affermato. Ma questo, ha aggiunto, non significa «assistere in silenzio a decisioni capaci di produrre conseguenze profonde sul lavoro, sul credito, sull’economia reale, sui territori e sulla permanenza in Italia di importanti centri decisionali». «La politica non deve fare il banchiere. Ma le istituzioni hanno il dovere di tutelare il bene comune», ha sintetizzato la sindaca. Che poi ha sottolineato, in questo senso, quanto consideri importanti anche le parole pronunciate nelle settimane scorse dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nell’intervista a Milano Finanza quando ha espresso l'auspicio che il Monte dei Paschi non venga smembrato, perdendo il proprio nome e la propria identità.
«Quelle parole individuano esattamente il cuore della questione». Il punto centrale, per il Comune di Siena, è che Mps debba essere difesa nella sua integrità. «Mps vale più della somma dei suoi singoli asset», ha sottolineato Fabio. Separarne le componenti rappresenterebbe, secondo la sindaca, «un errore strategico industriale» e rischierebbe di distruggere proprio il valore ricostruito negli ultimi anni. È la stessa posizione portata dalle istituzioni senesi al ministro dell’Economia: marchio, rete, professionalità, funzioni e rapporto con i territori costituiscono insieme un patrimonio che «non può essere semplicemente scomposto».
Dall’aula sono però emerse anche alcune differenze su come muoversi. La presidente della Provincia, Agnese Carletti, ha proposto che le istituzioni chiedano un’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo del Senato. Un’ipotesi che ha colto di sorpresa la sindaca. «Francamente è stata una sorpresa che un po’ mi ha lasciato perplessa. Questa me la sono sentita dire stamattina», ha detto Fabio, spiegando che si tratta di «un tema estremamente delicato» sul quale intende fare ulteriori approfondimenti. La sindaca ha inoltre invitato alla cautela anche sul piano delle dichiarazioni pubbliche. (riproduzione riservata)