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Federal Reserve degli Stati Uniti
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Usa: aumentano le probabilità di un taglio dei tassi. L’impatto sulle strategie di investimento secondo Jp Morgan Am

di Cecilia Emily Gadina
06 agosto 2024, 13:55 Ultimo aggiornamento: 18:33

«Portafogli bilanciati e ben diversificati rappresentano la soluzione migliore per affrontare mercati volatili e momenti di incertezza» spiega Maria Paola Toschi, global market strategist | La diretta da Wall Street | Sulle borse Usa torna il sereno grazie al rimbalzo di Nvidia

Vista la violenta correzione che ha mandato in rosso la maggior parte delle borse internazionali il 5 agosto, molti analisti si aspettano un’accelerazione da parte della Federal Reserve del programma di taglio dei tassi d’interesse. Il crollo è stato innescato dai timori che l’economia americana possa entrare in recessione, ma è probabile che la banca centrale statunitense cambi il passo della sua politica monetaria espansiva anche nel caso si tratti di una fase di rallentamento

Rallentamento, non recessione

I mercati si siano focalizzati su un set di dati molto limitati. Il primo è stato il tasso di disoccupazione statunitense a luglio, che la settimana scorsa si è rivelato più alto del previsto, attestandosi a 4,3% sul 4,1% del mese precedente. Presi complessivamente, però, i dati macro provenienti dall’oltre oceano non sono così negativi.

L’occupazione americana è ancora in crescita, avendo aggiunto altri 114.000 posti di lavoro non agricoli nel mese scorso. Prima del crollo, i mercati gioivano sulla notizia del pil del Paese, che ha sorpreso al rialzo con un robusto 2,8%, ben al di sopra delle aspettative di consenso del 2,1%. Anche gli indici pmi di luglio hanno mostrato un lieve miglioramento soprattutto nella componente dei servizi.

«Un’analisi più equilibrata dei dati macro suggerisce che stiamo osservando quei segnali di crescita più lenta, che erano attesi e voluti dalla Fed per giungere alla sconfitta finale dell’inflazione, che non necessariamente porteranno a una recessione», afferma Maria Paola Toschi, global market strategist di Jp Morgan Asset Management.

In particolare, «l’analisi delle prospettive per l’economia degli Stati Uniti deve partire dai consumi: la spesa reale dei consumatori registra una crescita annualizzata dell’1,6% dall’inizio dell’anno», evidenzia Toschi. 

Fed pronta a intervenire

La fase di rallentamento economico dovrebbe portare a un più deciso taglio dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve. «I dati economici più deboli, combinati con i recenti segnali di diminuzione dell’inflazione, avevano già indotto la Fed a segnalare l’intenzione di tagliare i tassi a settembre», ricorda Toschi. «Con una maggiore fiducia sull’inflazione e maggiori preoccupazioni per quanto riguarda la crescita, la Fed potrebbe sentirsi incline ad agire in modo più aggressivo nel tagliare i tassi nelle prossime riunioni».

Già prima della contrazione drastica delle borse vista negli ultimi giorni, era attesa una mossa di politica monetaria espansiva dalla Fed a settembre al più tardi, sulla scia dei recenti tagli della Bce, la Boe e altre banche centrali. Una politica monetaria più accomodante nel mondo sviluppato contribuirà ad alimentare quel contesto di soft landing che resta lo scenario base della lunga ripresa dalla pandemia.

Le conseguenze per gli investimenti

«La fase di correzione dei mercati è stata molto repentina e si inserisce in quel quadro di incertezza su economia e politica monetaria che ha caratterizzato tutto il 2024. Tuttavia, ci sono ancora elementi che indicano valore nei mercati al di là dell’attuale correzione e volatilità», spiega Toschi. L’Europa, nota, «sta ancora mostrando moderati segnali di ripresa, che in parte contrastano il rallentamento degli Stati Uniti». 

Il rallentamento, infine, non è del tutto inaspettato nè un segnale del tutto negativo. Un’economia più fragile aiuta a compiere l’ultimo passo deflazionistico verso i target delle banche centrali. Una maggiore debolezza del mercato del lavoro e dei salari sono fondamentali per raggiungere gli obiettivi.

In ogni caso, è ovvio che «l’attesa di taglio dei tassi sta alimentando una forte fase di rotazione settoriale alla ricerca di settori e titoli che possono beneficiare di tassi più bassi. Ciò si sta accompagnando ad una ricerca di valore e di valutazioni più attraenti. In questo contesto abbiamo visto un ritorno di interesse verso le small caps, meno vulnerabili in un contesto di tassi più bassi, e che presentano un forte sconto di valutazioni rispetto alle large caps».

La rotazione settoriale

La rotazione settoriale riguarda particolarmente i grandi titoli tech, noti come i magnifici sette. Il differenziale di crescita degli utili tra questi sette titoli e resto del mercato americano è stato alla base del forte rally del listino tecnologico, il Nasdaq. Il divario, però, «è destinato a ridursi ed entro fine anno» afferma la strategist di Jp Morgan. 

Determinante anche la variabile geopolitica: «l’esacerbarsi delle tensioni e il rischio di escalation in Medio Oriente, ha costituito un ulteriore detonatore di rischio».  In sintesi, «questa fase di correzione ha ancora una volta ricordato come portafogli bilanciati e ben diversificati rappresentino sempre la soluzione migliore per affrontare mercati volatili e momenti di incertezza», conclude Toschi. (riproduzione riservata) 



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