Il Tribunale Ue ha confermato sostanzialmente la decisione della Commissione Europea che ha rilevato un'intesa nel settore dei titoli di Stato, tra gennaio 2007 e novembre 2011, tra sette banche di investimento: Ubs, Natixis, UniCredit, Nomura, Bank of America e Portigon (già WestLB) e NatWest (già Royal Bank of Scotland) che avevano collaborato e scambiato informazioni al fine di ottenere vantaggi concorrenziali nell'ambito dell'emissione, del collocamento o della negoziazione di titoli pubblici. La Commissione aveva inflitto ammende a Nomura, Ubs e Unicredit per un importo totale di 371 milioni di euro.
Oggi il tribunale europeo ha ritenuto giustificata la decisione comunitaria riducendo leggermente l'importo delle ammende a Unicredit e Nomura: per la prima è passata da 69,442 milioni di euro a 65 milioni; per la seconda da 129,573 milioni a 125,646 milioni. Il tribunale Ue ha confermato l'intesa nel settore dei titoli di Stato europei tra sette banche di investimento - Ubs, Natixis, UniCredit, Nomura, Bank of America e Portigon (già WestLB) e NatWest (già Royal Bank of Scotland) - avvenuta tra il 2007 e il 2011. La Corte Ue ha ridotto leggermente l'importo delle ammende inflitte alla UniCredit e alla Nomura.
Nel dettaglio, con decisione del 20 maggio 2021 la Commissione Europea ha constatato che le sette banche di investimento avevano collaborato e scambiato informazioni al fine di ottenere vantaggi concorrenziali nell'ambito dell'emissione, del collocamento o della negoziazione di Tse, il che ha avuto un impatto sull'intero mercato dello spazio economico europeo (See). La Commissione ha inflitto ammende alla Nomura, a Ubs e a UniCredit per un importo totale di 371 milioni. A Bank of America, Natixis e NatWest non sono state inflitte ammende, quanto alle prime due perché il potere della Commissione di imporre sanzioni pecuniarie era prescritto e, quanto all'ultima, perché essa aveva rivelato l'intesa alla Commissione.
L'importo dell'ammenda inflitta alla Portigon è stato limitato a zero in quanto essa aveva un fatturato negativo nel corso dell'ultimo esercizio finanziario, che è servito a determinare il massimale dell'importo dell'ammenda. Sei delle sette banche (tutte tranne la NatWest) hanno adito il tribunale dell'Ue europea chiedendo l'annullamento della decisione della Commissione o la riduzione dell'importo delle ammende loro inflitte.
Nella sua sentenza di mercoledì 26, il tribunale sostanzialmente conferma la decisione della Commissione. Tuttavia, esso riduce leggermente l'importo delle ammende della Unicredit e della Nomura. Per quanto riguarda Nomura, il tribunale dichiara che la Commissione è «incorsa in un errore nella determinazione di uno degli elementi dell'ammenda, laddove ha rifiutato di utilizzare i dati esatti che tale banca le aveva fornito». Nel caso di Unicredit, la Corte Ue rileva che «il comportamento anticoncorrenziale è iniziato 17 giorni più tardi rispetto alla data indicata dalla Commissione».
Inoltre, il tribunale conferma che si tratta di un'infrazione «unica e continuata e che gli scambi di informazioni commercialmente sensibili», le pratiche di fissazione dei prezzi e di ripartizione della clientela sul mercato tanto primario quanto secondario dei Tse presentano un grado «particolarmente elevato di dannosità per la concorrenza». Di conseguenza, la Commissione «non era tenuta a ricercare né a dimostrare gli effetti sulla concorrenza dei comportamenti controversi dei trader».
Il tribunale ricorda che «l'eventuale operato anticoncorrenziale di un dipendente è attribuibile all'impresa di cui fa parte. Pertanto, le banche sono responsabili del comportamento dei loro trader». Infine, il tribunale conferma «l'interesse della Commissione a constatare l'infrazione nei confronti di Bank of America e di Natixis, alle quali non è stata inflitta alcuna ammenda. Infatti, la loro identificazione nella decisione ha potuto contribuire ad accertare l'infrazione o a spiegare la portata dei comportamenti illeciti dei trader». (riproduzione riservata)