Fino ad oggi l’indice l'indice Stoxx 600 Banks è aumentato del 29%, sovraperformando l’azionario europeo (20 punti percentuali in più) e il settore delle banche statunitensi (29 in più). Questo rally, spiega Chris Hallam, analista di Goldman Sachs, è dovuto un mix di ri-valutazione (+23%) e miglioramenti degli utili (+5%), ma soprattutto a quattro fattori: l’aumento dei tassi all'inizio dell'anno che ha creato le condizioni favorevoli per un re-rating; la fiducia in aumento per un accordo di pace in Ucraina, che sarebbe positivo per la crescita dell’Europa e neutrale per i tassi europei; una stagione forte dei conti del quarto trimestre del 2024 con gli utili che in media hanno superato le attese dell’8% e sono migliorati del 5% e con ogni banca che ha battuto le stime per quanto riguarda i ricavi core, ovvero margine di interesse e commissioni; l’impulso fiscale europeo della Germania, che ha portato a tassi europei più elevati, una curva più ripida e aspettative di crescita più alte, mentre allo stesso tempo i tassi negli Stati Uniti sono diminuiti e le aspettative di crescita si sono ridotte.
Per questi motivi l’esperto di Goldman Sachs continua a vedere uno scenario «migliore più a lungo» per le banche europee. «Guardando alla crescita, ai tassi di politica monetaria, alle condizioni del credito, alla capitalizzazione e alla redditività, le prospettive attuali sono probabilmente migliori di qualsiasi altro momento degli ultimi 20 anni», osserva Hallam, precisando che questo scenario «better for longer» consente alle banche sotto la sua copertura di mantenere in media un Rote (rendimento del patrimonio netto tangibile) oltre il 14% nei prossimi anni e continuare a mettere da parte capitale da distribuire con un payout totale (dividendi e riacquisti di azioni) che dovrebbe arrivare all'80% nel periodo 2025/2026, equivalente a un rendimento totale del 9%.
Inoltre, la valutazione delle banche europee su base assoluta rimane conveniente. Infatti, l’indice l'indice Stoxx 600 Banks scambia a 8,6 volte gli utili previsti per i prossimi 12 mesi, con uno sconto del 39% rispetto alle azioni europee e uno sconto del 20% rispetto alle banche statunitensi. E Hallam vede spazio per una ri-valutazione ulteriore, anche se più limitata rispetto all'inizio dell'anno. Per cui l’analista della banca di investimento americana ha alzato, stime, target price e in alcuni caso i rating delle banche europee che copre (i prezzi obiettivo incorporano mediamente un multiplo prezzo/utile pari a 9).
«Alziamo la valutazione di Ing a buy poiché riteniamo che il margine di interesse della banca abbia già toccato il minimo nel quarto trimestre 2024, con un aumento del Rote fino al 2027, trend favorevoli sui depositi e una forte posizione per beneficiare dell'espansione fiscale europea, restando comunque relativamente economica», spiega Hallam, «e torniamo a coprire di nuovo Unicredit con un rating buy e un target price a 63 euro grazie al trend robusto delle commissioni e al controllo prudente delle spese operative, mantenendo una posizione di leadership nella distribuzione del capitale, invece torniamo a coprire Commerzbank con un rating neutral: ha già visto una sovraperformance forte da inizio anno, si prevede che beneficerà di utili solidi ma buona parte del potenziale di upside è già prezzato nelle aspettative del consenso e quindi nella valutazione», precisa Hallam, vedendo ben cinque azioni nell’area euro, tutte coperte con un rating buy particolarmente ben posizionate per beneficiare dello scenario «better for longer»: Erste, Unicredit, Bnp Paribas, Ing e Deutsche Bank. Questi istituti sono ben posizionati sia geograficamente sia in termini di business mix per capitalizzare le prospettive di crescita più elevate in Germania e nelle economie limitrofe. L’esperto ha giudizi positivi anche su Ubs, Intesa Sanpaolo, Santander, Hsbc e Barclays, mentre è più cauto (rating sell) su Credit Agricole, Abn Amro, Svenska Handelsbanken e CaixaBank.
Dunque, Goldman Sachs torna a puntare su Unicredit anche se l’azione è balzata del 44% nel 2025, sovraperformando il settore bancario europeo. Tanto che ora scambia a 8,9 volte il p/e a 12 mesi rispetto a 6,3 della fine del 2024. «Ora scambia in linea con il resto delle banche europee e con un premio del 18% rispetto alla sua storia quinquennale. Ma la valutazione attuale non è cara, secondo noi, con titoli simili che trattano intorno allo stesso livello, mentre Unicredit è pronta a generare ritorni sostenuti con un Rote atteso superiore al 16%, offrendo al contempo una distribuzione di capitale leader nel settore.
Rispetto al consenso, l’analista di Goldman Sachs ha stime superiori del 3% per il 2026 grazie alla solida crescita delle commissioni: +5% su base annua a 8,5 miliardi di euro e all’efficienza dei costi. Dopo una crescita del margine di interesse del 3% nel 2024, «ci aspettiamo che scenda del 6% su base annua, con il minor contributo della Russia su base annua (-300 milioni di euro), solo parzialmente compensato da una leggera ripresa nei volumi di prestiti, principalmente in Europa centrale e orientale, e un contributo positivo da Alpha Bank Romania: +100 milioni. Guardando al 2026-2027, ci attendiamo una ripresa del margine di interesse del gruppo, poiché le difficoltà legate ai tassi di interesse cominceranno a svanire e la crescita dei volumi dei prestiti inizierà a crescere».
Quanto ai costi nel 2025 il management di Unicredit ha previsto costi operativi per 9,6 miliardi di euro. «Noi ci aspettiamo spese per 9,5 miliardi rispetto ai 9,4 miliardi del 2024. Inoltre riteniamo che Unicredit sia ben posizionata per sostenere livelli solidi di generazione organica di capitale, mantenendo al contempo una flessibilità di capitale in eccesso. Secondo le nostre stime, Unicredit genererà circa 300 punti base di capitale organico in media tra il 2025 e il 2027 (rispetto alla media del settore bancario europeo di 240 punti base), il che dovrebbe sostenere una distribuzione ordinaria pari all'85% dell'utile netto per il 2025/2026, con un payout oltre il 100%. Oltre alla distribuzione ordinaria, stimiamo 6,5 miliardi di distribuzione di capitale in eccesso, esclusivamente tramite il riacquisto di azioni, in linea con la guidance, da eseguire tra il 2025 e il 2027. Questo pone Unicredit verso un rendimento totale del capitale (dividendi più riacquisti di azioni) del 12% annuo tra il 2025 e il 2027 quando, secondo le nostre stime, gli azionisti riceveranno oltre 30 miliardi di euro, circa il 36% della capitalizzazione di mercato attuale di Unicredit». (riproduzione riservata)